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Fusione Gattico-Veruno: il referendum in autunno

Zonca: «Un progetto su cui lavoriamo con Pastore da 4 anni, che porterà risparmi per 290.000 euro l'anno e maggiori trasferimenti statali per 4,7 milioni in 10 anni». Se andasse in porto sarebbe il primo caso nel novarese, ma in Italia lo hanno già fatto altri 200 Comuni da cui ne sono nati 70 nuovi

Il sindaco di Gattico Andrea Zonca

Dopo l’approvazione del consiglio provinciale sulla fusione di Gattico e Veruno, lo step successivo sarà il referendum, in programma il prossimo autunno. «Ufficialmente dovrà essere la Regione a indirlo, nella finestra compresa fra il 1° ottobre e il 15 novembre – spiega il sindaco di Gattico Andrea Zonca – Si tratterà di un referendum consultivo, ma l’esito delle urne sarà fondamentale, perché rispetteremo il volere dei cittadini. Comunque ci tengo più a convincerli a votare sì, vista la serie di vantaggi che potrebbe portare in termini economici e per il territorio. E’ un progetto in cui credo molto e su cui lavoriamo con il sindaco di Veruno da ormai 4 anni».

Se l’operazione andasse in porto i due Comuni si assicurerebbero un risparmio di 293.000 euro per quanto concerne la gestione del personale e degli amministratori comunali e un aumento di entrate per oltre 4,7 milioni di euro nei successivi 10 anni (come si legge nella brochure ben dettagliata, pubblicata sul sito del Comune di Gattico).

«Per 10 anni infatti – continua Zonca – ci spetterebbe un contributo statale, che noi abbiamo calcolato in 275.000 euro, ma che potrebbe essere anche maggiore. Si pensi che lo scorso anno il Comune di Borgomezzavalle (nato nel Vco il 1° gennaio 2016 dalla fusione di Seppiana e Viganella, ndr) con soli 300 abitanti ha ottenuto un contributo di 133.000 euro. Il fondo statale viene suddiviso fra le varie fusioni, l’anno scorso in Italia ce ne sono state una settantina fra 200 Comuni, per cui se ci sono ulteriori disponibilità vengono erogate e potremmo arrivare fino a 900.000 euro di trasferimenti».

Per la provincia di Novara si tratterebbe del 1° caso di fusione. Il primo tentativo aveva coinvolto Novara e Granozzo, negli anni in cui il secondo municipio era guidato da Arrigo Benetti, ma non andò in porto. Di recente ci avevano provato anche Fara e Briona, ma l’idea è definitivamente naufragata nell’aprile scorso, con il 78,6% di no al referendum (a cui aveva votato il 60% degli aventi diritto). E a maggio è stata bocciata anche la fusione Verbania-Cossogno: nel primo centro non era stato raggiunto il quorum, nel secondo era addirittura stato doppiato ma avevano prevalso i no. Se invece Gattico e Veruno dovessero riuscire a mandare in porto l’operazione, darebbero vita a un nuovo Comune con circa 5.200 abitanti.

Ma cosa cambierebbe per i residenti?
«Sul piano pratico sostanzialmente nulla – risponde Zonca – perché i nostri servizi sono già gestiti in comune, ma si eviterebbero due percorsi burocratici diversi. Il vero beneficio sarà poter far lavorare i dipendenti comunali per una popolazione di 5.000 abitanti e non per due comuni diversi da 2.000 e 3.000. L’unico problema è quello dell’identità – ammette il primo cittadino – ma è una questione del tutto relativa. Ad esempio i residenti di Santa Cristinetta non dicono che sono di Borgomanero. Il nuovo Comune si chiamerà Gattico-Veruno e, allo stesso modo, ci sarà chi dirà che è di Gattico e chi di Veruno. Al momento sappiamo che ci sono sia persone favorevoli, soprattutto fra i giovani, sia i contrari, ma spero che possano capire che si tratta di un’operazione lontana da qualsiasi personalismo, in cui entrambi i territori saranno ascoltati e rappresentati, che potrà portare benefici alle prossime generazioni, credo per i prossimi 20 anni. A fine luglio e a settembre organizzeremo degli incontri pubblici per spiegare tutto alla popolazione».

E se le urne dovessero dire sì alla fusione, da quando sarebbe effettiva?
«Dopo le urne ci sarebbe la ratifica dei consigli comunali e poi la delibera della Regione. Nel concreto la fusione entrerebbe in vigore dal 1° gennaio 2019 e il Comune sarà retto da un commissario affiancato dai due sindaci, fino alle prime elezioni».

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