Politica

Ferrovia Novara – Biella: la politica “litiga” anziché cercare una soluzione unitaria

Sembrano lontanissimi i tempi dell’ipotesi del "Quadrante" del Piemonte nordorientale. Oggi prevale il “tifo” campanilista

Pendolari biellesi contro pendolari novaresi. Riduzione dei tempi di percorrenza contro capillarità del servizio. E si potrebbe continuare. La ferrovia Novara-Biella è da sempre uno dei “grandi malati” del sistema trasportistico piemontese. In questi giorni una forte presa di posizione dei viaggiatori lanieri ha riaperto la discussione sull’opportunità, sostenuta già da qualche tempo dal presidente della Provincia di Novara Matteo Besozzi, del ripristino delle fermate di Casaleggio,Nibbia e Sillavengo.
I biellesi chiedono tempi più rapidi per i viaggi da capolinea a capolinea, mentre la Provincia di Novara porta avanti risolutamente le esigenze dei viaggiatori dei tre piccoli centri. Un vero e proprio litigio che dalle carte ufficiali è già debordato sulle pagine dei giornali.
E intanto c’è chi si interroga sul ruolo della politica e delle istituzioni, che, ad onta della omogenea appartenenza politica (Besozzi e il presidente della provincia di Biella Ramella Pralungo sono entrambi del PD, così come l’assessore regionale Balocco) sembrano assumere i connotati del “tifo” campanilistico. E non manca chi ricorda con qualche nostalgia per l’occasione sfumata, i tempi in cui la buona armonia e la comunità di intenti dei sindaci di Novara, Biella, Verbania e Vercelli stava dando corpo concretamente alla prospettiva di un grande quadrante amministrativo del Piemonte Orientale, nel tentativo di immaginare un ambito di area vasta capace di svolgere un ruolo significativo e non “schiacciato” dai giganti Milano e Torino..
Ora sulla contesa “ferroviaria” tra Novara e Biella sarà la Agenzia Regionale della mobilità a tirare le conclusioni. Un organismo tecnico regionale. Con tanti saluti al “primato della politica”.

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