Politica Taccuino elettorale

Elezioni, verso il 26 maggio con un occhio all’Abruzzo

Probabile election day. Verso le regionali con il vecchio sistema elettorale: ci sono Chiamparino (centrosinistra), Cirio (centrodestra) e Bertola (M5S) ma la Lega (accreditata di un exploit) è tentata di correre da sola. E si guarda a come andrà il voto abruzzese di domenica. Per le amministrative interessati 57 comuni novaresi tra cui Galliate

Elezioni, verso il 26 maggio con un occhio all’Abruzzo. Si scaldano i motori in Piemonte per l’appuntamento delle elezioni Europee fissato per domenica 26 maggio, ma i pensieri e gli incontri già avviati guardano in particolare al voto regionale ed anche a quello amministrativo, la cui data non è stata ancora ufficialmente fissata ma, con ogni probabilità, sarà nella stessa domenica per un nuovo “election day”.

Due le schede per tutti gli oltre 3,3 milioni di elettori piemontesi, quella grigia per le Europee, quella verde per le Regionali e, in 828 comuni su 1181, anche una terza scheda: quella azzurra (o blu nei comuni con oltre 15mila abitanti) per l’elezione del sindaco e del Consiglio comunale.

Intanto si è iniziato a giocare sulla grande scacchiera delle candidature e delle alleanze, su cui sarà influente anche il voto di questa domenica 10 febbraio per la regione Abruzzo.

Nuovo sistema per le regionali: tanto rumore per nulla
L’attenzione principale e crescente è ovviamente per il voto regionale, anche perché di queste elezioni si parla da anni, visti i diversi tentativi di ridisegnare una legge elettorale che risulta “torinocentrica” nella composizione del Consiglio e vede premiare i “nominati” nel cosiddetto “listino” del presidente eletto.

C’è da dire che Sergio Chiamparino si è speso molto affinché il Piemonte si desse un migliore sistema elettorale e aveva posto la relativa riforma tra le priorità di inizio legislatura. Ancora in autunno si erano svolte consultazioni tra la prima commissione e le rappresentanze di gruppi ed enti locali, su tutti Anci e Uncem, che avevano portato proprie proposte di redistribuzione dei collegi per rappresentare maggiormente le zone periferiche. Ben presto ha però ceduto l’abolizione del listino, che avrebbe almeno maggiormente portato eletti sulle Province ma garantito un minor premio di maggioranza, ipotesi non gradita in particolare al centrodestra. Sul tavolo era rimasto l’inserimento della doppia preferenza di genere (cioè: se l’elettore scrive due preferenze una deve essere per un uomo e una per una donna) ma, alla fine, anche su questo non si è trovato l’accordo.

 

 

Per l’approvazione della legge elettorale serve la maggioranza qualificata dei tre quarti del Consiglio, che era possibile con un’intesa tra centrosinistra e Cinquestelle. Ma con l’andar dei mesi Chiamparino ha dovuto registrare molte resistenze sotterranee equamente distribuite. Intervenendo a Verbania a fine settembre il Governatore aveva ammesso: «Mi vergogno un po’ quando vedo consiglieri che cercano di aggirare il cambiamento della legge elettorale per accrescere le loro possibilità di rielezione». Il dibattito si era tuttavia riavviato ma senza registrare nessuna posizione chiara nemmeno dalle fila del Pd. Così già prima di Natale Chiamparino ha dovuto sintetizzare: «Tempo scaduto». E ora è certo: a poco più di tre mesi dal voto una nuova legge elettorale non è più realisticamente fattibile.

Candidature regionali, intanto si guarda in Abruzzo
Può sembrare strano ma il voto delle regionali in Abruzzo di questa domenica può essere in grado di influenzare lo schema delle candidature in Piemonte, anche considerando la similitudine tra i sistemi elettorali: è Governatore chi prende più voti. In corsa per Palazzo Silone all’Aquila ci sono (elencati secondo il risultato indicato dagli ultimi sondaggi pubblici di SWG) Marco Marsilio (Fdi) per il centrodestra, Sara Marcozzi con il Movimento 5 Stelle, Giovanni Legnini (Pd) per il centrosinistra (i tre sono valutati compresi tra il 37% e il 30%), infine Stefano Flajani per CasaPound. Centrosinistra con Sergio Chiamparino, Governatore uscente, centrodestra con – è il nome proposto da Forza Italia – Alberto Cirio, eurodeputato Fi e già assessore regionale con Cota, e Movimento 5 Stelle con Giorgio Bertola, consigliere regionale indicato con voto online dal Movimento (appena davanti al novarese Luca Zacchero), è lo schema che sembrerebbe riproporsi in Piemonte.

E l’Abruzzo? L’interesse è per l’esito del voto che determinerà i pesi nelle coalizioni, in particolare di centrodestra. Sondaggi indicano la Lega fino al 24% (massimo) e Forza Italia anche al 7% (minimo); si noti che alle scorse politiche il voto reale era 13,9% contro 14,5%, e si attende domenica per capire se davvero il rapporto sarà così tanto stravolto. Se poi si aggiunge che una estrapolazione regionale di dati dalla media dei sondaggi nazionali, compiuta da Affaritaliani.it a inizio anno, ha valutato in Piemonte la Lega attorno al 35% e Forza Italia poco sotto il 10% si comprendono le voci che indicano come il Carroccio (che non gradirebbe la candidatura Cirio e nemmeno la leadership forzista sul candidato presidente) appaia sempre più tentato di presentarsi da solo, o addirittura in tandem con Fratelli d’Italia, così da “mangiarsi” anche voti forzisti. Le cronache raccontano che qualche giorno fa, in Abruzzo, Salvini avrebbe sì assicurato a Berlusconi fedeltà all’alleanza nelle regioni, ma in conferenza stampa unitaria anche con Meloni ha mostrato freddezza e distanza negando il rilancio del centrodestra a livello nazionale. E poi aggiungendo: «La partita dell’Abruzzo non è traslabile in altre realtà…».

Detto che la citata estrapolazione piemontese consegna il M5S tra il 20 e il 22%, il centrosinistra sembrerebbe destinato a perdere non riuscendo ad ottenere i consensi di più di un quarto degli elettori piemontesi. Ma i freddi numeri non considerano il gradimento personale più ampio degli schieramenti riconosciuto al Governatore uscente. Premianti sono state le battaglie sulle Olimpiadi 2026 e sulla Tav. Anche per questo Chiamparino avrebbe desiderato di arrivare al voto sostenuto da un rassemblement ampio, raccolto attorno alla sua figura, anche trasversale e più legato alla società civile che ai simboli dei partiti. Ma anche in questo caso sta facendo i conti con le resistenze principalmente dello stesso Pd e dei Moderati e così sembra che il percorso si possa avviare verso una soluzione “abruzzese”: una ampia costellazione di liste, dal Pd a +Europa, da Leu ai Moderati con l’aggiunta di varie civiche tra cui una ben connotata sul nome del Governatore. E questa domenica si guarderà subito come sarà andato il Pd rispetto alle politiche 2018 e quale apporto sarà venuto in particolare dalla lista Legnini Presidente.

 

 

Certo il Piemonte è un’altra realtà, Chiamparino cerca la riconferma dopo un buon quinquennio, e da qui a metà aprile, quando si vareranno liste e candidature, ci sono ancora appuntamenti come le elezioni in Sardegna (24 febbraio) e Basilicata (24 marzo) e il congresso Pd (con le primarie il 4 marzo). Poi, soprattutto, si correrà in parallelo con le Europee la cui campagna elettorale avrà grande rilevanza mediatica a livello nazionale e inevitabile trascinamento sulla Regione. I giochi sono ancora tutti da fare.

Poi anche il voto in 57 comuni
Il 26 maggio, quasi certamente, si voterà anche in 57 Comuni della Provincia di Novara che rappresentano il 46% circa dell’elettorato provinciale. Tra i centri con più di 15mila abitanti (in cui è possibile il ballottaggio il 9 giugno) c’è solo Galliate e i centri maggiori sono Oleggio, Cameri, Castelletto Ticino, Bellinzago, Cerano, Gozzano, Romentino e il nuovo comune di Gattico-Veruno nato il 1° gennaio scorso dalla fusione dei due enti. Si voterà anche a Maggiora e a Pisano, dove i rispettivi sindaci sono deceduti nelle scorse settimane.

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