Politica

Caso Sozzani, il parlamentare del Pd Borghi spiega la scelta del partito

Dopo che la giunta per le autorizzazioni, con il parere favorevole del Partito Democratico, ha detto sì agli arresti domiciliari per il Forzista novarese. La deliberazione della Camera è all’ordine del giorno tra il 10 e il 12 settembre

Il voto favorevole dei commissari del Partito Democratico che ha portato la giunta delle autorizzazioni a procedere ad esprimere parere favorevole alla misura degli arresti domiciliari per Diego Sozzani (leggi qui), ha sorpreso; soprattutto alla luce del fatto che solo una settimana prima gli stessi commissari democratici avevano invece votato contro la richiesta di autorizzazione all’utilizzo delle intercettazioni (a favore, anche in quel caso, così come per l’arresto, si erano espressi solo i membri del Movimento 5 Stelle).

Di primo acchito, questa decisione, è apparsa come una sorta di “discrasia” (nel suo sinonimo di incongruenza), se non un cambio di rotta. «Premetto che non sono parte della giunta delle autorizzazioni a procedere – esordisce il parlamentare democratico Enrico Borghi, segretario delegato d’aula – e i che i membri hanno una funzione giurisdizionale e non politica, cioè basata sulle carte che sono state trasmesse dalla Procura, in questo caso dalla Dda di Milano: sulla prima vicenda, ovvero l’utilizzo delle intercettazioni, la valutazione dei membri del Pd è stata che le intercettazioni non siano state casuali ma indirette e quindi, visto che questo è uno dei casi previsti dalla legge in cui il parlamentare non può essere intercettato, l’intercettazione non può essere utilizzata per fini probatori; sul secondo tema, richiesta di arresto domiciliare, la competenza della Camera, sia per la giunta che per l’aula, non è un giudizio di merito ma è esclusivamente legato all’esistenza o meno del cosiddetto “fumus persecutionis” (il sospetto di persecuzione, ndr). Sulla base della lettura delle carte i quattro colleghi del partito Democratico, membri della giunta, hanno ritenuto non esserci».

Ora un relatore porterà in aula il parere e le conclusioni della giunta: «La deliberazione della Camera – conclude Borghi – è all’ordine del giorno tra il 10 e il 12 settembre».

 

 

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