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Giorgia Meloni a Novara, dall’immigrazione alla tutela del Made in Italy

Il numero uno di Fratelli d'Italia ha parlato dal palco in Piazza delle Erbe a chiusura della campagna elettorale. 'Serve cambiare mettendo regole certe sui temi di immigrazione, sanità e difesa dei marchi italiani'

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Giorgia Meloni è arrivata a piedi in centro città. Sorridente ma decisa, com’è di suo costume. Il numero uno di Fratelli d’Italia ha tenuto banco per una decina di minuti dal palco in Piazza delle Erbe dove hanno trovato posto, tra gli altri, il senatore Gaetano Nastri, il presidente della Provincia Federico Binatti, il vicesindaco di Novara Franco Caressa e l’assessore comunale allo sport Marina Chiarelli.

«Domenica prossima – ha ribadito ai circa 300 sostenitori presenti – servono pochi minuti per andare a votare, mettere la croce sul nostro simbolo per cambiare questa Europa, questa Italia e questo Piemonte». Poi, uno ad uno, ha toccato tutti i temi della campagna elettorale. «Immigrazione – ha aggiunto – non vuol dire accogliere chiunque arrivi ma solo chi ha i requisiti necessari. Per questo servono regole certe, impedendo ai barconi di partire dalla Libia».

Poi il tema della natalità. «I paesi islamici hanno un tasso doppio rispetto all’Italia. Sono numeri importanti, di questo passo non resterà più un italiano». Spazio poi ai temi economici. «Prima di tutto la difesa dei marchi italiani. E’ una battaglia durissima contro un’Europa che vuole solo imporre regole a danno della nostra qualità».

 

 

 

Spazio quindi alle vicende nazionali. «L’attuale governo giallo-verde ha dimostrato di non essere in grado di rispondere alle richieste degli italiani. Serve cambiare, mandare a casa i Cinque Stelle e facendo capire alla Lega di aver sbagliato partner».

L’ultima analisi per le questioni regionali. «Bisogna restituire il Piemonte a quei cittadini che la sinistra ha tradito. Qui c’è la questione dell’ospedale che va avanti da anni. E’ un tema che va affrontato presto e bene. Quello che finora il governo regionale non è riuscito a fare».

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