Cronaca Opinioni

Tenere a freno il tasto invio non è da tutti

Tenere a freno il tasto invio non è da tutti. Lo dimostrano le centinaia di persone che in questi due giorni sui social stanno dando sfogo ad altrettanti insulti e minacce nei confronti dell’insegnante novarese, peraltro molto conosciuta in città ben prima della nota vicenda che l’ha vista autrice di un post offensivo pubblicato su Facebook contro il carabiniere ucciso a Roma.

 

 

Pur tenendo conto della gravità del fatto e condannando senza mezzi termini una frase dal contenuto inequivocabilmente censurabile, non si può fare a meno di riflettere sulle irrimediabili conseguenze che il tribunale dei social mette in atto con le sue sentenze. Non si riescono più a contare gli utenti che sulla loro bacheca Facebook stanno pubblicando frasi ingiuriose contro la prof, intimidazioni, foto e commenti sul suo aspetto fisico. È addirittura stato aperto il gruppo “Licenziate Eliana Frontini!!!” dove è stato pubblicato il suo numero di telefono e la sua email. Lo stesso sta succedendo su Twitter e Instagram.

Atteggiamenti esecrabili non di meno di una frase deplorevole scritta nei confronti di una persona che muore per lo Stato.

Comportamenti inaccettabili per una società civile e contemporanea. Ci si augura che per l’insegnante vengano presi i giusti provvedimenti, che le venga assicurata una difesa, che venga giudicata secondo la legge. Le sentenze si proclamano in Tribunale.

  1. Avatar
    Gianna Cipolla

    Condivido pienamente l’articolo. Anch’io mi sono sentita di commentare il fatto, che considero deplorevole, ma da qui a creare una gogna mediatica ce ne passa.. Purtroppo , secondo me,, ci sono due motivi principali per cui la gente tira fuori la parte peggiore di se’: l’anonimato e il clima di odio che si è creato ultimamente in Italia. Cerchiamo di non farci coinvolgere, per gli opportuni interventi ci sono le autorità preposte. Nessuno ha il diritto di ergersi a giudice, ma chi crediamo di essere noi per esprimerci in modo becero e offensivo? Dovremmo vergognarci anche noi.

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