Opinioni

A 50 anni dai morti nell’alluvione nel Novarese

Una riflessione sulla traccia di un editoriale che allora, nel 1968, il grande scrittore Dino Buzzati pubblicò sul Corriere della Sera

Era il 5 novembre del 1968 quando il grande scrittore Dino Buzzati pubblicava sul Corriere della Sera queste parole:  « L’Italia è piccola ma anche complicata, i suoi chilometri quadrati, paragonati alla Russia, all’India e alla Cina, sono pochini, eppure in questo fazzoletto di terra, la natura si è sbizzarrita ad inventare una infinità di trappole a sorpresa: tagliole che basta un niente a far scattare e magari sono lì da secoli e siccome per secoli non si sono mosse, nessuno ci fa caso.  E i fiumi sembrano placidi, nessuno si preoccupa di capire quello che c’è sotto, che c’è sopra, che c’è dentro. Da anni non si è provveduto a dragarli, e il fondo di anno in anno si alza, e lo spazio disponibile per l’acqua si riduce, e basta una semplice pioggia che la fossa non basta più e l’acqua sbotta. Dopo ogni calamità lacrime a non finire, e giuramenti e progetti di legge.  Però subito dopo ci si siede, finchè all’autunno successivo, rovesciandosi l’acqua dal cielo coma natura vuole che sia, gli alberi tagliati stoltamente, il fiume e il torrente trascurati, le ripe non difese, gli argini non nutriti, malamente si vendicano. E la gente muore»

L’Italia, ed in particolare il Piemonte, proprio in quei giorni fu colpita da un importante fenomeno alluvionale che portò  8 morti nel novarese e ben 94 nel biellese.

Abbiamo voluto ricordare questo editoriale di Buzzati, dopo 50 anni esatti, per evidenziare come nulla sia cambiato. Ora come allora avvengono fenomeni eccezionali, ora come allora abbiamo gli stessi problemi in un’Italia meravigliosa ma tanto fragile.

Questo vuole essere anche un monito a non dimenticarci di dare i giusti spazi e cure alla Natura nonché chiedere ed esigere, da chi ci amministra, una maggiore tutela del territorio per quanto concerne ad esempio il consumo di suolo e più in generale una maggior attenzione alle politiche ambientali perché proprio da questi aspetti passa il nostro futuro.

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