Tower Jazz Composer Orchestra

Quasi mai incomincio ad ascoltare un disco dalla prima traccia. E’ un abitudine un po’ surrealista o teosofica se vogliamo. Mi piace affidare “ a sua maestà il caso”, come lo chiamava André Breton, la prima impressione di un disco o di un libro (dove apro una pagina a caso e incomincio a leggere).

Così ho fatto dopo aver ricevuto da Eleonora Sole Travagli “Tower Jazz Composer Orchestra”, album d’esordio dell’omonimo gruppo.  E così, appena ricevute le tracce sonore,  via mail,  ho “cliccato” su “Il Maestro, la Voce e la Grancassa”, per il semplice motivo che il titolo mi incuriosiva, con quei suoi echi vagamente collodiani o da “Giornalino di Gianburrasca”.

E la sorpresa è stata davvero grande. Una finta lezione di musica, condotta dalla voce del Maestro che parla una lingua immaginaria e che spiega molto di più di qualsiasi lingua reale, in simbiosi totale con gli strumenti, tanto da essere anch’essa un po’ voce e un po’ strumento. Una sorta di lezione di musica, dove i capricci di tromba e filicorno, tuba e pianoforte vengono domati da un maestro ora bonario ora furente, come in una favola.

Davvero geniale l’intuizione di Pietro Bittolo Bon che avevo ascoltato, in settembre, nell’ambito della “European Jazz Conference” tenutasi a Novara. Come si sa l’appetito vien mangiando e allora dal cestino di gustosi frutti della “Tower Jazz Composer Orchestra” scelgo di assaporare un altro frutto scelto ancora a caso: “Ecce Combo” che per assonanze cinematografiche “morettiane” ha attratto la mia curiosità.

Ed ecco un altro pezzo di grande originalità, dove la “combo music” è diluita con i suoni vellutati del sax, poi via via, “Yellow Trip” brano introdotto da un timidissimo e sussultante flauto, ma che poi raggiunge apici di un suono corposo e pieno,  per poi concludersi ancora tra titubanze controllate e puntilliste. E poi ancora “Trova l’intruso”, quasi una colonna sonora di una caccia al tesoro cinematografica, con il suono pieno e saziante dei fiati, qualche bella bordata di “free” in “Iuvenes-Okapi PT2”.

Molto apprezzabili i passaggi da un certo intimismo musicale al suono pieno, a volte quasi da fanfara, come accade in “Tower War” che sfrutta appieno tutta la ricchezza qualitativa e quantitativa di questa band,di cui vale la pena ricordare tutti i musicisti: Pietro Bittolo Bon (direzione, sax alto, clarinetto), Marta Raviglia (voce), Sandro Tognazzo (flauti), Gianluca Fortini (clartinetti), Filippo Orefice, Tobia Bondesan, Giulia Barba, (sax), Mirko Cisilino, Gabriele Cancelli, Paolo Malacarne, Andrea Del Vescovo, (trombe e filicorni), Federico Pierantoni, Lorenzo Manfredini, Max Ravanello, Fabio Da Cataldo, (tromboni), Gianluca Benedetti (tuba), Luca Chiari (chitarra), Federico Rubin (pianoforte), Stefano Dellaporta (contrabbasso e basso elettrico), Simone Sferruzza, Andrea Grillini (batteria), Williamo Simone (percussioni), Alfonso Santimone (direttore musicale e live electronics). L’album prodotto da “Over Studio Records” di Ferrara è stato realizzato grazie alla collaborazione tra “Jazz Club Ferrara” e “Bologna Jazz Festival”.

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