Louis Armstrong: Satchmo oltre il mito del jazz

Gran bel libro quello di Stefano Zenni, “Louis Armstrong: Satchmo oltre il mito del jazz” edito da “Stampa alternativa”. Lo presentò lo stesso autore, in un pomeriggio di primavera nel cortile del Museo Faraggiana di Novara, davanti al folto pubblico di Novara Jazz 2019. Dall’infanzia in povertà nella sua New Orleans, alla fuga verso Chicago alla corte di King Olivier, fino ai trionfi newyorkesi e alla popolarità cinematografica, la vita di Louis Armstrong è passata al setaccio in questo documentatissimo e prezioso saggio di Stefano Zenni.

 

 

Naturalmente non si tratta semplicemente di un’autobiografia, ma forse di un’autobiografia musicale, tanta è la dedizione che l’autore dedica alla complessità tecnica della musica di Armstrong. Nel corso della lettura si sfata un po’ il mito della “improvvisazione” nel jazz, un po’ un luogo comune che non sempre corrisponde alla realtà. Dire che la sua fu una vita vissuta intensamente, sarebbe affermare una banalità; non fu una vita facile, sebbene ricca di straordinari successi. La New Orleans in cui nacque era una città dura, ma straordinariamente stimolante, una città che traboccava di musica grazie alle possenti immigrazioni di africani dalle colonie, ma anche, nel corso dell’Ottocento, di tedeschi, irlandesi, italiani, oltre che, ovviamente di francesi e anglosassoni. La segregazione razziale era comunque molto meno rigida che nel resto del Sud anche grazie a questo cosmopolitismo.

Armstrong, afferma Zenni, nacque con una predisposizione per la tromba, non solo spirituale, ma
anche fisica: le labbra grandi gli consentivano la massima pressione per le note acute, senza perdere la morbidezza delle parti molli per la qualità del suono. Difficile, almeno negli anni giovanili, la sua vita a New Orleans nel quartiere a luci rosse di Storyville, tra un soggiorno in riformatorio e qualche serata con la sua “cornetta” a seguito dei musicisti creoli, della città formatisi sulle esibizioni della French Opera House.

Ma anche in questo periodo di esuberanza adolescenziale, Louis non si dimostro mai un esibizionista, anzi aveva uno spiccato senso della disciplina musicale che si consolidò suonando sui battelli fluviali turistici che risalivano il Mississipi al seguito di Fate Marble. Ricorda Zenni come ad Armstrong New Orleans cominciasse a starle stretta e non si fece pregare due volte quando King Olivier lo chiamò a Chicago, dove al Lincoln Gardens la Creole jazz Band di Olivier stava riscuotendo enorme successo.

A differenza del dello swing di New Orleans, rilassato, qui Satchmo sembra voler correre preso da una vera e propria urgenza ritmica.Dopo Chicago, inevitabilmente ecco New York dove si inserì nell’orchestra di Fletcher Henderson che si esibiva al Roselan, una sala da ballo per soli bianchi. New York era un ambiente molto diverso da quello dove era cresciuto e lo snobismo di quegli orchestrali irritava il giovane Louis.

Del resto prima di giungere a New York, Louis era già un eccezionale interprete dell’anima nera e blues, ed è proprio a New York che qualche volta e a fianco di musicisti minori, si disimpegnava e
si divertiva in assoli che diventeranno parte della storia del jazz, come in Changeable Daddy of
Mine. Ma il richiamo di “Windy City" era ancora forte e Armstrong vi tornò esibendosi al
Vendome, al Metropolitan; e al Savoy Balroom. Tante le geniali intuizioni tecniche, ma la più
grande è certamente quella citata da Victor Schonfield, "Armostrong scoprì uno stile che riduceva chiunque altro al livello di accompagnamento, e inchiodava tutta l’attenzione sulla sua tromba.

Moltissimi i tecnicismi e le innovazioni raccontati nel bel volume di Stefano Zenni, che non rinuncia tuttavia al racconto della vicenda umana, anche in relazione alle sue convinzioni politiche di Armstrong, elemento di disturbo nel periodo della segregazione razziale negli Stati Uniti e altrove. Intensi ed interessanti i capitoli che raccontano l’esperienza di Louis  Armsotrong  nel cinema, in televisione e in generale nel mondo dello spettacolo.

Grande importanza anche i capitoli dedicati a Satchmo écrivain; nel senso etimologico del termine; una varietà di scritture; che va dagli appunti, alle pagine di diario, ai testi critici fino alla corrispondenza con musicisti e pubblico. Un libretto apparentemente esile, ma fitto di elaborazioni critiche e analisi musicologiche e sociali.

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