L’occhio di Novara Jazz

Il jazz è certamente una musica fotografica. E questo, in un certo senso è strano perché i “set” jazz non offrono, certo, i caleidoscopici scenari del rock o del pop. I concerti jazz, presentano spesso scenografie scarne, ridotte all’osso, qualche volta addirittura inesistenti. Eppure, il jazz è molto fotografato e lo è perché il “fotografo jazz” è diverso dagli altri. E’ tutto concentrato sulla musica più che sulla “scenografia”. L’anno scorso ho avuto il grandissimo piacere di conoscere durante Novara Jazz, Roberto Masotti, e di leggere e di guardare, poco dopo, il suo straordinario libro fotografico intitolato “Jazz Area”.

 

 

E’ anche da quel testo (e dalla bella mostra di Palazzo Reale a Milano), che ho compreso che chi fotografa il jazz e i suoi interpreti, in realtà non si limita a scattare fotografie, ma sembra essere parte della scena e, sopratutto, parte della musica. La partecipazione e qualche volta, l’identificazione del fotografo con i musicisti, è totale. Questa riflessione voglio riproporla ora, in questa situazione di semi-paralisi di tutte le attività culturali, almeno per le manifestazioni dal vivo, una riflessione che mi torna utile adesso, quando è davvero bello poter rivivere l’esperienza di “Novara Jazz” attraverso l’occhio fotografico del giovane e appassionato fotografo novarese Emanuele Meschini che, in una lunga serie di fotografie, ripercorre i 17 anni del grande festival jazz novarese.

Ho a lungo osservato Emanuele Meschini intento al suo lavoro durante i concerti, come lui ha sempre osservato i musicisti e i gruppi. La chiamerei “una fotografia partecipata “ poiché è proprio impossibile fotografare il jazz, come si fotografasse qualcos’altro. Occorre cogliere l’assonanza (o la dissonanza), dell’attimo in cui il musicista pone l’accento sul suo strumento, magari su una scala, su un tono, su singole note. Non si tratta solo di fare delle belle inquadrature, si tratta di molto di più, si tratta di interpretare la musica con uno strumento non musicale, la macchina fotografica. Ed ogni momento di un assolo, di una “intro”, di una scarica di batteria o di un “riff” di chitarra richiedono una diversa angolatura dell’apparecchio fotografico, una certa profondità di campo, un contrasto chiaroscurale. Emanuele Meschini fa tutto questo con passione, competenza e sensibilità e il risultato è sotto gli occhi di tutti.

Dovremo purtroppo aspettare ancora un anno per vedere la nuova edizione del festival, ma da inguaribile ottimista quale sono, apprezzo questa pausa e questa straordinaria serie di immagini di Emanuele, visibili accedendo al link sottostante, che ci permette di riflettere sulla bellezza, anche visiva, del jazz.

https://www.facebook.com/NovaraJazzOfficial/videos/230165548428725/

Consigliati