Gianluca Zanello quartet

Quante sere passate all’Opifico per “Taste of Jazz”! E quanti musicisti passati da qui; tanti da cominciare a creare una tradizione, forse una “Legacy” come direbbero gli anglosassoni. Questa sera è la volta del “Gianluca Zanello Quartet” che, come ricorda Gianluca stesso, torna a suonare insieme dopo molto tempo, almeno in questa formazione. Certo che la musica rende la vita densa, poiché vista la giovane età dei musicisti mi piacerebbe sapere cosa significa per lui “molto tempo”, ma alla fine del concerto non ho il coraggio poi di chiederglielo, perché ho un po’ di paura per la risposta. Scherzi a parte, il quartetto che presenta tutti brani originali, si destreggia bene con un jazz molto gradevole, ben strutturato, senza scossoni e questo, molto spesso non è affatto un difetto. Rigore formale, sound ricercato, compostezza ed equilibrio: devo ammettere che, almeno ogni tanto, è rilassante e persino rassicurante tenersi lontani dal jazz “germinoso”, funambolico e troppo contaminato, da quello delle sperimentazioni troppo forzate. Come quando, dopo Sun Ra o Anthony Braxton, tanto per buttare lì due nomi un po’ a caso, ma nemmeno tanto, si passa all’ascolto degli equilibri geometrici e pacati di Jimmy Giuffre; ci vuole sempre un po’ di tutto, come in pittura ci vuole Otto Dix ma ci vuole anche Paul Klee. Gianluca Zanello al sax mostra calma olimpica ed equilibrio, Lorenzo Blardone al piano, Carlo Bavetta al contrabbasso e Andrea Bruzzone alla batteria, suonano con nitore, senza necessità di far sbandare il sound. Molto piacevoli i brani e le “ballade” composte da Gianluca Zanello, con il suo sax che sa farsi da parte per lasciare emergere gli altri strumenti in più di una occasione, e si sa che il sax occupa sempre una certa posizione di privilegio. Bella serata che mi ha anche fatto crescere il desiderio di vedere il mercato di Sesto San Giovanni ispiratore di “Saturday Market”, pezzo intenso e sentito; scelta azzeccata quella di Gianluca, del resto non si possono sempre dedicare pezzi a “Notting Hill” o a qualche sordido locale del Queens…

Consigliati