Francesco Chiapperini, jazz e alpini: il trait-d’union dell’intelligenza

Chi fosse stato presente al concerto di Francesco Chiapperini e del suo “Extemporary Vision Ensemble”, nell’ambito di NovaraJazz del lontano 2015, un progetto sulle marce funebri che si suonano a Molfetta in occasione del venerdì Santo, non si sarebbe stupito più di tanto nell’ascoltare ieri, giovedì 6 agosto, nel cortile del Castello di Novara, “On the bare rocks and the glaciers” (eseguito per la prima volta in pubblico per Novara Jazz Summer).

Con un po’ di attenzione, e una certa capacità di “intelligere”, è facile riconoscere nel titolo del nuovo progetto di Francesco Chiapperini, il primo verso della famosa e celebrata “Preghiera dell’Alpino”. Cosa può legare due ambiti apparentemente distanti, se non proprio contrapposti, come il mondo degli alpini e il jazz? Io credo che il trait-d’union possa essere uno e uno solo: l’intelligenza. Perché Francesco Chiapperini è un musicista appassionato e poliedrico, ma soprattutto intelligente. Ecco allora che mette insieme una formazione di soli fiati con l’aggiunta di un violino che si cimenta in un difficile intervento di chirurgia artistica, per assemblare parti di “corpi musicali” apparentemente estranei.

 

 

“Signore delle cime” apre la serata: musica “corale”, come è nella intima natura dei canti di montagna, e come corale vuol essere questa band senza sezioni percussive o acustiche e dove i “fiati” sono in intima consonanza con il repertorio, fondamentalmente vocale, dei canti di montagna. In questa intimità ci sta a pennello anche lo “Stabat Mater” di Pergolesi che per il suo misticismo è in perfetta armonia con quel senso di spirtualità che la montagna ispira. Successivamente a Nikolajewka lament”, un canto di guerra che Francesco Chiapperini ha mirabilmente arrangiato, dopo aver scaldato le polveri, ecco che ai toni più pacati e consueti della tradizione si innesta la ricerca e la sperimentazione.

Steve Swallaw, contrabbassista canadese e la sua “Green Mountains” portano la scalata verso territori jazz più consueti e poi si continua in perenne (dis)equilibrio tra tradizione e innovazione. Compagni di cordata di Francesco Chiapperini (clarinetti), Virginia Sutera (violino), Vito Emanuele Galante (tromba), Mario Mariotti (cornetta), Roger Rota (fagotto), Andrea Ferrari (sax baritono). Un po’ di aria di montagna e di suggestioni jazz per una calda serata novarese.

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