Florasia

Quando già al “sound check” il pubblico si zittisce, è un buon segno (sarebbe ancora migliore se si zittisse anche dopo), ma si sa, quando si suona, si mangia e si beve, un po’ di “noise” è compreso nel prezzo.  Appena Alfonso Donadio attacca con la sua batteria e Luca Ceribelli incomincia a fare sul serio col sax, i segni premonitori hanno la loro conferma: si tratta di musicisti di razza.

“Florasia”, ascoltato qualche sera fa all’Opificio di Novara, nell’ambito di Taste of Jazz, è un progetto nato intorno al contrabbasso di Stefano Zambon, con Giuseppe Vitale al piano, e come già ricordato, con Alfonso Donadio alla batteria e Luca Ceribelli al sax. A dire il vero “Florasia” non è un termine nuovo nel mondo del jazz, meglio del jazz “fusion”, perché già usato da Taylor McFerrin, musicista di Brooklyn, figlio del più celebre Bob McFerrin, ma questa è solo una divagazione.

Il sound di questa sera è di quelli sicuri, concreti, senza esitazioni e il clima (per non usare sempre il solito “mood”), è proprio quello newyorkese, così dinamico, progressivo. Musica che va diritta al cuore, senza troppe incertezze cerebrali (e cervellotiche). Sono sempre le traiettorie del sax a segnare la strada, con un incalzare senza tentennamenti in fraseggi compatti, lontani, ma non lontanissimi dal free, con più di una strizzata d’occhio all’hip-hop. Brani originali molto intensi, schietti e decisi, caratterizzati anche dal bel fraseggio del piano elettrico di Giuseppe Vitale e sostenuti ritmicamente dalla personalità discreta del contrabbasso di Stefano Zambon. Da tenere  d’occhio questa “banda dei quattro”, magari anche in vista di “Novara Jazz” 2020.

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