Idee

World press photo of the year 2019

John Moore è il vincitore del World Press of the Year 2019,  le cui foto più belle sono ospitate per il venticinquesimo anno consecutivo alla Fondazione Sozzani di Milano, in Corso Como 10. La fotografia è piuttosto nota, si tratta della bambina honduregna che piange, ai piedi della madre fermata dalla polizia di frontiera tra Messico e Stati Uniti.

Inutile sottolineare, o forse è sempre utile farlo per i tanti distratti della nostra società, che anche il più importante premio di fotogiornalismo, incorona una fotografia che ha come tema i migranti. Si potrebbe sospettare che anche la World Press Photo Foundation, organizzatrice del concorso, sia composta da un branco di buonisti incalliti, così come buonisti e nullafacenti siano i più grandi artisti contemporanei che, in gran parte, hanno a cuore il tema delle migrazioni dei popoli, quello dell’ecologia e pochi altri.

A dire il vero, pensandoci, anche scrittori, commediografi e registi si stanno concentrando su questi temi, ma probabilmente è solo perché il ‘terrapiattismo’ non ha ancora abbastanza ‘appeal’…

Comunque sia, una bambina che piange per la madre fermata dalla polizia, non per aver assassinato qualcuno e nemmeno rubato nell’appartamento della vicina, ma per il solo fatto che sia in cerca di una vita migliore, è evidentemente un tema che colpisce al cuore e dovrebbe colpire anche la mente e la nostra intelligenza. Nella sezione denominata ‘Ambiente’, tra i premiati  anche l’italiano Marco Gualazzini con una immagine sulla crisi idrica del lago Ciad.

Per la sessantaduesima edizione del premio è stata poi istituita una nuova sezione; si tratta del premio World Press Photo Story of the Year che valuta non una singola fotografia, ma una sequenza di foto. Anche il soggetto della sequenza premiata non lascia dubbi sul fatto che i popoli in fuga siano al centro delle attenzioni dei fotoreporter più attenti e più sensibili. Il premio è andato a Pieter Ten Hopper per gli scatti sulla carovana di migranti, diretti dal Centro America verso gli Stati Uniti.

Degno di nota il reportage dell’italiano Marco Tugnoli, commissionato dal Washington Post, sulla crisi umanitaria nello Yemen e la bella foto di Mohammed Badra che ferma un attimo della guerra civile siriana a Goutha. 

Meno male che anche la prestigiosa World Press Photo Foundation, ribadisce, parafrasando Mozart e Da Ponte che <<…Madamina, il catalogo è questo…>>.

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