Idee

Un’economia che non ha un buon odore

Sono cauto  ad affrontare certi argomenti perché mi pare che sia un po’ come provare ad analizzare gli eccessi e gli errori di certa magistratura anti mafia quando, tuttavia  e purtroppo, la Mafia continua ad essere un grave e prioritario problema. Uno rischia di essere frainteso. Voglio però stimolare un piccolo pensiero sulla “dignità” di certo trading finanziario, troppo rapido, ma senza con questo scivolare nel populismo contro le banche e la finanza. In particolare, le scelte bancarie e finanziarie che portano a cedere subito a terzi i crediti concessi ad imprese e famiglie.

Non si può dipingere l’intero mondo capitalista odierno come un becero Zio Paperone, rincorrendo un terzomondismo d’accatto che sembra  tornare di moda, perché la realtà per fortuna è migliore di come la dipingono i Dibattista. Perlomeno più articolata, perché il Nord del mondo spesso fa gravi danni, ma altrettanto spesso ragiona e trova soluzioni, sul profitto,  sulla giustizia sociale, sull’ambiente. (Che se le aspettassimo dal cosiddetto Sud del mondo….i guru asiatici o sud americani farebbero talora meglio a consigliare in primis le pessime classi dirigenti dei loro Paesi).

Tanti economisti e operatori industriali e finanziari da anni ben si pongono il tema di un modo più giusto  e sostenibile di produrre valore, per tutti e non per pochi. Come è  giusto far profitto? La logica del breve termine non è forse perniciosissima? La finanza che crea rapidi valori virtuali, che arraffa nel breve e poi lascia bolle esplosive ci piace? Già dibattevano francescani e domenicani sulla liceità dei prestiti con interesse, nel cosiddetto medioevo, e vinse per fortuna la saggezza francescana: se i soldi presi a prestito  sono per investire e creare valore vero, allora è giusto pagare interessi. Da anni gli economisti premiati con il Nobel propongono visioni economiche oltre i meri numeri del profitto di breve periodo, ed i grandi  Gruppi industriali e anche finanziari , da ultimo il gruppo Black Rock ad esempio, si pongono temi  di investimenti etici, sostenibili, socialmente corretti. Si danno regole, pubblicano bilanci sociali. Mentre per fortuna il Terzo Settore cresce e “contamina” progressivamente l’economia pubblica e privata.  Detto ciò, uno dei punti che appare abbastanza irrisolto, ma comincia per fortuna ad essere dibattuto, è se abbia senso premiare il puro trading finanziario. Chi ti presta dei danari e subito cede il credito impacchettandolo in operazioni finanziarie di c.d. “Cartolarizzazione “, per sostituire un normale rischio creditizio, che visione ha dell’economia? Che faccia ci mostra?

Una visione etica del profitto forse dovrebbe privilegiare scambi e contratti dove “ci si mette la faccia” fra fornitore e cliente, reciprocamente e per  qualche tempo. Giuste infatti le classiche previsioni dei contratti di finanziamento che si riservano di risolvere il contratto se l’Impresa passa di mano. Ha un senso.  E perché invece io mi posso trovare debitore , assai presto e senza motivo, non già della “mia” banca ma di un terzo anonimo operatore finanziario al quale sono stato ceduto? E non se sono fallito ed il mio credito è diventato ormai carta straccia  (i fatidici NPL, non performing loans), ma anche solo se sono in temporanea difficoltà (si chiamavano incagli).

Non si dialoga più con il cliente in crisi? Il peggio assoluto mi sembra però l’essere ceduti subito, pochi mesi dopo l’inizio del contratto di finanziamento, senza motivo. Solo perché la Banca vuole diventare un mero intermediario di contratti creditizi , un puro operatore finanziario, non un partner stabile di famiglie e imprese. Infatti le banche migliori cominciano ad interrogarsi su questo, ed anche sulla cessione dei c.d. “Incagli”. Gestirli con il cliente pare anche più economico nel tempo.

Un imprenditore manifatturiero che vendesse i suoi prodotti e poi sparisse, non fornendo assistenza post vendita, che imprenditore sarebbe?

Un avvocato, architetto o falegname che ci “vendessero”  la loro arte, e poi comunicassero subito dopo che per eventuali problemi o lamentele o consigli collegati al loro servizio  siamo stati ceduti ad una anonima società, magari a qualche ora di volo di distanza, che parla una lingua diversa, questi professionisti e artigiani li consiglieremmo agli amici, saremmo felici di averli conosciuti?

Un’ economia così secondo me – e per fortuna secondo molti ben più autorevoli di me – diciamocelo, non va bene. Non ha un buon odore.

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