Idee

Un giorno di pioggia a Milano

I giorni delle manifestazioni di piazza più belle le ricordo sempre piene di pioggia. Destino. Tante negli anni Settanta e poi tanti “25 aprile” pieni di pioggia, di vento, di freddo. Anche oggi, a Milano, pioveva intensamente, Non so bene come definire la manifestazione di oggi. Potrei dire quella delle “Sardine” e tutti capirebbero al volo, ma io non so bene lo stesso perché fossimo lì. Magari non lo sa nemmeno il leader delle sardine, Mattia Santori, con quella faccia che sembra un pezzo della copertina di “Porci con le ali” disegnata dal mio amico Pablo Echaurren.

 

 

Non lo sanno bene nemmeno tutti quegli anziani, con il viso rigato dalle gocce della pioggia,  che oggi cadeva su Milano. Eravamo lì con la nostra bella sardina in mano. Ognuno ha disegnato la sua e la esibivamo tutti fieramente.

Non lo sapevano bene nemmeno tutte quelle mamme e quei papà, con la faccia da giovani laureati e con i loro passeggini tecnologici con dentro i bambini. Non lo sapevano i ragazzi del Camerun dietro uno striscione. Va a finire che non lo sapevano nemmeno gli operatori delle tante televisioni presenti. Stavamo lì schiacciati, davvero come le sardine, perché eravamo in tanti, tantissimi, senza sapere davvero il perché. Si canta “Bella ciao”, si sventolano le sardine, ci si stupisce di quanta gente abbia voluto esserci.

È stato davvero facile, quello che sembrava impossibile: tornare a riempire le piazze. Bologna, Firenze, Napoli, Modena, Reggio Emilia, Parma, Taranto, Milano, chissà quante ancora ne seguiranno… Eppure non sapevamo bene perché. Il perché,  però, lo sanno perfettamente  gli “altri”, quelli che le sardine le odiano, quelli che le riempiono di insulti sul web. Loro lo sanno. Sanno che se il “populismo” si muove su parole d’ordine semplici come “prima gli italiani” o “via gli stranieri”,   il “popolare” prende una strada completamente diversa che non può mai essere quella dell’odio, del livore, dell’esclusione.

Ci sono quelli che stanno cercando di far credere ai poveri che il loro “nemico di classe” è uno più povero e disperato di loro. Ci sono quelli che vogliono far credere che la colpa è sempre di qualcun altro, ci sono quelli che vogliono far credere che per problemi complessi esistano soluzioni facili. Costoro sanno benissimo cosa ci facevamo noi in piazza.

Noi che in piazza ci siamo andati non lo sappiamo ancora bene, ma continueremo ad andarci. Come oggi, in un “Giorno di pioggia a Milano”…

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