Idee

Trussardi… ovvero come si fa a rilanciare le buone aziende, quando lo si vuole

Caro Direttore, questa notizia va raccontata. Senza polemica, non è una denuncia, non è uno scandalo. Ma per riflettere e provare a capire.

La riprendo dal sito pubblico de La Stampa, nei prossimi giorni sarà anche su vari giornali specializzati e non. Riporto il link in fondo e cito di seguito il cuore dell’operazione come descritto da La Stampa: «…L’operazione – indica una nota – è stata effettuata attraverso la creazione di una Newco, partecipata al 70% da QuattroR e da Tomaso Trussardi al 30%, che controlla l’86% della holding Finos, azionista unico di Trussardi S.p.A.. Gli istituti bancari finanziatori della società hanno inoltre confermato il loro supporto al riassetto societario e finanziario di gruppo. Lo scorso marzo la società ha infatti ottenuto un finanziamento di 51,5 milioni di euro da un pool di banche (Bnl, Unicredit, Banca Intesa, Ubi Banca, Banco Popolare di Milano, Monte dei Paschi di Siena) a cui si è aggiunto un aumento di capitale da parte dei soci di riferimento per un importo di 5 milioni di euro».

Trussardi è una reputata azienda con marchio e storia noti a tutti, un tipico e prestigioso marchio del Made in Italy. Non si discute. Ma con i suoi 150 milioni di fatturato non possiamo certo definirla un gruppo industriale dall’impatto sistemico, non è Ilva non è Finsider, non è Alitalia.
Apprendiamo dal sito de La Stampa che viene rilevata da un fondo di private equity specializzato in “ turn around”, cioè in operazioni di ristrutturazione e rilancio di aziende in crisi, seppure temporanea e con speranze. Il tutto con un finanziamento bancario ottenuto dieci mesi fa dalla Azienda in crisi, di circa 51 milioni, su 150 di fatturato…tenere a mente.., ed un contributo di capitale della Famiglia Trussardi di cinque milioni. Che resta ora in sella al 30% e mantiene la presidenza. Dopo aver potuto trovare un fondo di private equity  ( finanziato anche da Cassa Depositi e Prestiti, quindi in parte pubblico) che ora aumenta il capitale di ben cinquanta milioni e davvero potrebbe rilanciare la Trussardi.

“Amorale della favola” come direbbe qualche amico di Roma: si aiuta l’operazione innanzitutto con un rapporto di uno a tre fra debito finanziario  (addizionale, almeno  in parte, si direbbe, non sostitutivo del pregresso)  rispetto al fatturato. E poi con un contributo richiesto alla famiglia di appena cinque milioni, un decimo del debito bancario concesso.

Certo non conosciamo tutti i dettagli, certo non sappiamo a monte quali e quanti garanzie e sforzi saranno stati richiesti alla famiglia, certo non sappiamo le banche coinvolte così facendo quanto altro risparmiano. O  quanto di meno le banche rischiano sulla partita in questione o altre correlate grazie a questo non comune sforzo. Però diciamolo, letta così la notizia, sorgono commenti ironici… Provate voi con una azienda privata da anche solo 10 milioni di fatturato a chiedere un aiutino alle vostre banche pari a 3,3 milioni di nova finanza , un terzo del vostro giro d’affari, e versando voi nuovo capitale per soli 330 mila euro, un decimo dell’aiuto richiesto. Spiegando che grazie a questa prima operazione di nuova finanza fra un annetto entrerà un nuovo azionista . Buone aziende da trenta o quaranta milioni di ricavi faticano ad ottenere , e direi per certi aspetti giustamente, linee bancarie ordinarie non per un terzo, ma per un quarto del fatturato. Giusto, non si può continuare a fare impresa a spese altrui. Operazioni di nuovo investimento nel classico nuovo capannone o nella acquisizione di un competitor, cioè le operazioni più sane che tanto piacciono alle banche (e di nuovo, lo condivido) oggi raramente si consente di farle con una leva superiore al 60%. Altro che rapporto uno a dieci fra capitale dei soci e nuova finanza.

Se siete piccoli o medi imprenditori vi lascio una riflessione, con un sorriso naturalmente: portatevi l’articolo di giornale al vostro prossimo incontro di rinnovo fidi…

https://www.lastampa.it/2019/02/13/economia/trussardi-la-famiglia-fa-un-passo-indietro-e-cede-il-controllo-yeKoDpARlMMoWjOf8lGINK/pagina.html

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