Idee

The Repetition(S) Histoire(S) Du Théâtre (I)

Ieri sera allo Strehler di Milano qualcuno ha raccontato la vicenda di Ihsane Jarfi, un ragazzo belga di origini arabe che, in una piovosa sera dell’aprile del 2014, all’uscita di un locale frequentato da gay (chissà perché non si dice mai “un locale frequentato da eterosessuali”?!), dopo aver fatto amicizia con alcuni giovani sale in auto con loro e, a causa di una sua “avance”, viene massacrato di botte e lasciato cadavere in un bosco, nudo, sotto la pioggia. Sono state raccontate tante storie così o molto simili, al cinema o alla televisione. Solo che ieri sera allo Strehler a raccontare questa storia triste è stato il grande Milo Rau, regista bernese direttore artistico del Teatro di Gent, grande promessa del teatro mondiale.

“The Repetitition (s) Histoire (s) du Theatre” è senza ombra di dubbio una delle migliori produzioni viste negli ultimi anni. Ma Milo Rau non ci fa solo la cronaca di una morte violenta, sarebbe stata ben poca cosa, in fondo. Ci sono almeno tre piani di significato nello spettacolo: la morte di Ihsane, la messa in scena del teatro e la morte come soggetto stesso del teatro. Per farlo il regista si avvale di una scenografia minimale che può ricordare quella del recente “The Park” di Botho Strauss per la regia di Peter Stein, ma anche quella di tante  altre “macchine di scena” da Latella fino a Jan Fabre. Ma qui, c’è qualcosa di più, anzi di meno. Uno spazio centrale vuoto, occupato solo da uno schermo, dove vengono trasmesse le immagini delle principali azioni sceniche, dove lo struggente racconto della morte di Ihsane diviene teatro di parola di grande impatto.

Rau inscena un geniale “casting”,che precede la rappresentazione vera e propria, dove il regista sceglie le parti da assegnare, ricordiamolo, ad attori professionisti e non professionisti. Il testo in parte in francese, in parte inglese e in parte in fiammingo è una precisa regola di straniamento che costringe lo spettatore ad una attenzione supplementare. Di certo è forse questa, concettualmente, la caratteristica più importante insieme alla riflessione sulla morte “a teatro” e sulla morte “del teatro”. Concetto forse non nuovissimo, è risaputo che il teatro nasce e muore ogni sera, ed in questo risiede il suo ineguagliabile fascino, ma Rau ci dice qualcosa di più: è la morte la vera regina del teatro, forse perché è la morte la vera regina della vita.

Si va a teatro per vedere la morte, una visione che tendiamo a nascondere a noi stessi nella vita quotidiana. Ma “The Repetitition (s) Histoire (s) du Theatre” è anche un incitamento, come lo stesso “Manifesto di Gent”, redatto proprio da Rau per esporre le sue teorie sulla rappresentazione scenica e un inno al teatro e per farlo  affida ad una attrice Sara de Bosschere, il compito di recitare in fiammingo “Impressioni teatrali”, una lirica di Wislawa Szymborska, dove la teoria di Milo Rau sul binomio teatro/morte è corroborata e verrebbe da dire anche glorificata: “Ma davvero sublime è il calare del sipario/e quello che si vede ancora nella bassa fessura/ecco, qui una mano si affretta a prendere un fiore/là un’altra afferra la spada abbandonata/Solo allora una terza, invisibile/fa il suo dovere/e mi stringe alla gola.”

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