Idee

The Post

Trump dovrebbe sapere e probabilmente lo sa, ma fa finta di non saperlo, che “Washington Post” e “New York Times” non ce l’hanno in particolar modo con lui. Se per caso avesse dimenticato  con chi se la presero in passato, potrebbe andare a vedere “The Post” di Steven Spielberg. Certo potrebbe sempre dire che se non ce l’hanno con lui, ce l’hanno sempre avuta un po’ su con i Repubblicani. Oppure possiamo anche cambiare punto di vista: non sarà che sono stati spesso i Repubblicani ad avercela con il “NYT” e con il “Post”? Quando Daniel Ellsberg, economista del Pentagono decide di rivelare un corposissimo rapporto segreto sulla guerra in Vietnam e su molti episodi oscuri della politica americana che la precedettero, il “New York Times” decide di rendere noti i documenti, ma un giudice impedisce di pubblicare l’intero dossier. È a questo punto che anche il “Post” entra in possesso di quelle carte e decide di pubblicarle proprio in un momento delicato per il giornale, dopo che Katharina Graham era subentrata al marito quale editore del “Washington Post” e proprio mentre è in corso la collocazione del titolo in borsa. Ma per amore della verità e anche per quel pizzico di follia che impone brusche sterzate alla storia, “Kay” Graham decide di assecondare il direttore del “Post”, Ben Bradlee nel pubblicare i documenti. L’happy end, per nulla scontato, vede la Corte Suprema assolvere il giornale ,che con questa decisione, contribuirà in maniera decisiva alla caduta in disgrazia del presidente Richard Nixon. Una trama che è semplicemente una cronaca mirabilmente rievocata e firmata da Steven Spielberg, con l’aiutino di due interpreti che fanno ben sperare: Meryl Streep e Tom Hanks. La vicenda dei “Pentagon Papers” è un inno alla libertà di stampa e non cade affatto a sproposito in questi tempi quantomai oscuri per gli USA (e non solo). Ma c’è dell’altro, quasi un film nel film che potrebbe anche sfuggire, ma che sono certo non è secondario nelle intenzioni del suo regista: il racconto di un mondo ancora fortemente legato alla “galassia Gutemberg” come l’ha chiamata Umberto Eco; i “Pentagon Papers” erano una montagna di carta e la loro trasmissibilità era ancora saldamente legata ai tempi della carta stampata e alla sua distribuzione. Lo si evince dall’indugiare della macchina da presa sulle linotypes, sulla rotativa, sui pacchi dei giornali lanciati dai furgoni, sugli orologi delle redazioni che scandiscono i tempi della stampa. Quanto ha influito tutto questo sull’informazione? Tanto: oggi tutto accade in poche frazioni di secondo, un tweet di Trump può affermare e due secondi dopo può smentire, i complotti vengono architettati e svelati attraverso lo stesso strumento, il web. Possiamo condividere o non condividere quello che Ben Bradlee ha fatto, ma non possiamo dubitare su chi sia e cosa rappresenti.  Possiamo dire la stessa cosa di un personaggio ambiguo come Julian Assange?

 

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