Idee

Takesada Matsutani

Nel passato mese di settembre, al Centre Pompidou di Parigi, ho avuto modo di visitare una mostra di un artista molto interessante e, naturalmente poco conosciuto, soprattutto in Italia. Non averne scritto al momento, ma solo ora a mostra terminata, mi fa sentire ancora di più l’urgenza di parlarne. 松谷 武判, questo il suo nome in giapponese, partecipò alle esperienze del “Gutai Group”, acronimo che sta per “Gu” in giapponese “materia” e “Tai” ovvero “corpo”.

 

 

Questo potrebbe aver già spiegato buona parte della poetica e del programma del gruppo di artisti giapponesi degli anni Sessanta. In realtà oggi le teorie, e forse anche allora,  spiegano poco, e  l’esperienza visiva e sensoriale diretta, molto di più. Quello che è certo è che Takesada Matsutani fu fortemente affascinato dal rapporto che si instaura tra artista e materia, meglio ancora, tra artista e materia organica.

Se dovessimo paragonare la sua ricerca formale a qualche artista della nostra tradizione,  potremmo tranquillamente fare i nomi di Alberto Burri o Antoni Tapies. Tuttavia il rapporto dell’artista coi suoi materiali è, rispetto agli artisti occidentali, “trans-materico”. Il ponte che fa da tramite tra l’artista e l’oggetto del suo lavoro, potremmo sicuramente individuarlo nel buddhismo, fondato anche sulla aspirazione di un ritorno alla esperienza diretta del proprio corpo e alla semplicità come valore fondante di spirito e conoscenza di sè. La campitura di grandi spazi fatti di materia pittorica, che evolve dal principio degli anni Settanta, verso una pittura di maggiore rigore geometrico e che mai abdica al principio buddhista della meditazione introspettiva, va a definire la sua personalità artistica.

Una ricerca non solo formale, ma anche fisica con la sperimentazione di materie collose e di inchiostri e l’interesse per la brillantezza delle superfici, poi, lo connette idealmente a due universi artistici, quello dell’arte informale e, molto in prospettiva, a quello, al di là da venire, della pittura giapponese contemporanea come quella di Takashi Murakami o, addirittura con le superfici di Yaioi Kusama. Takesada Matsutani ha trascorso la maggior parte della propria esistenza a Parigi, e bene ha fatto il Centre Pompidou ha dedicargli questa bella ed esauriente retrospettiva. Del resto l’artista ha fatto dono al prestigioso centro parigino di ben ventidue opere di grande formato che coprono la sua produzione artistica dal 1950 ad oggi. Sarebbe davvero stato imperdonabile dimenticarsi di un autore raffinato, profondo,  delicato e di grande originalità.

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