Idee

Il tabù del suffragio universale: una provocazione

L’argomento rimane spinoso, ma il tabù non è più tale: discutere di suffragio universale si può e forse si dovrebbe.

Partiamo da un presupposto: tutti, ma proprio tutti hanno accesso ai mezzi di informazione. Se non sono smartphone, tablet e computer è la televisione o, come minimo, la radio, quindi non ci sono alibi per nessuno, chi non sa niente di come siano organizzati lo Stato Italiano e le sue istituzioni è perché sceglie di non saperlo. D’altro canto, l’espressione di un voto rappresenta il momento in cui il cittadino partecipa al momento decisionale, è l’essenza della democrazia rappresentativa. E’ giusto che il voto di chi non sa niente e non vuole sapere niente pesi quanto quello di chi prova ad informarsi e conosce almeno i rudimenti di ciò su cui si esprime? Secondo me, no.

L’ignoranza sui temi fondamentali dell’educazione civica non ha scusanti, ma in compenso ha conseguenze molto pesanti e ne abbiamo le prove ogni giorno, ogni minuto, basta affacciarsi su un social. Sono milioni le persone che mostrano di non sapere nemmeno per sommi capi cosa faccia un Presidente della Repubblica, come funzioni un governo, perché le relazioni internazionali abbiano certe regole, in tanti non sanno nemmeno cosa faccia un Sindaco, figuriamoci se guardano più in là. E’ chiaro che in un contesto del genere qualunque bufala attecchisca facilmente, basta dare al cittadino l’illusione che approfondire non serva, smerciargli patacche come informazioni, buttargli in pasto qualche boccone avvelenato, non importa quanto inverosimile, e il gioco è fatto. Il marketing della rabbia è redditizio quanto quello della paura, anzi, sono parenti strettissimi e ce ne renderemo tutti conto ancora di più a partire dal 4 marzo.

Ovviamente non ho i mezzi per elaborare ipotesi di soluzioni efficaci, ma leggendo in giro ho trovato un paio di proposte che secondo me andrebbero approfondite. Innanzitutto si dovrebbe testare il grado di preparazione dell’elettore, magari attraverso un questionario (raccolto con modalità a prova di imbroglioni). Raggiungi un punteggio minimo? Ottimo, benvenuto al seggio elettorale. Non lo raggiungi? Puoi scegliere fra non votare e frequentare un corso gratuito di, che so, 3 ore dove ti verrano spiegate per bene le cose che devi sapere. Poi rifai il questionario e, se lo passi, voti.

Oppure, in caso di punteggio troppo basso, il tuo voto conta meno. Mi sembra un’ipotesi più macchinosa, ma salva il principio di fondo.

I furbastri di ogni latitudine stanno facendo a brandelli le basi stesse della democrazia rappresentativa, se vogliamo difenderla, dobbiamo, da cittadini, affrontare a viso aperto le trappole che la circondano, anche se questo significa ripensarne i dogmi fondanti.

  1. carlo delmastro

    Mio figlio verso i trent’anni, visti alcuni coetanei, sosteneva la tesi che per votare occorrerebbe un certificato che attesti di aver superato un test di conoscenza base. concordo

  2. Samantha Spaggiari

    Io trovo che il discorso sia più complesso.
    La massa di ignoranti che oggi rappresenta la maggior parte degli elettori ha lo stesso diritto che hanno gli altri di vedere rappresentate le proprie istanze.
    Ma:
    – una cosa è manifestare le proprie esigenze, altro è pretendere di dettare le soluzioni
    – l’ignoranza di base e la vulnerabilità alla manipolazione mediatica sono il risultato di precise scelte politiche del passato recente e del presente: una scuola che abbandona la formazione umanistica a favore delle nude competenze specifiche di un indirizzo non può produrre cittadini consapevoli; la totale anarchia che permette ai mezzi di comunicazione di diffondere qualunque spazzatura in nome della libertà d’espressione favorisce l’attecchire di convinzioni assurde, provocate ad arte.
    Il popolo italiano, oggi, è quello che è: nella migliore delle ipotesi, bambini viziati.
    Il governo, qualunque governo, non farà che peggiorare questa situazione, perché concentrato su questioni di economia e welfare in cui non si può fare altro che adeguarsi, bene o male, all’Europa, mentre non si occupa affatto di legiferare a favore di un innalzamento culturale ed etico.
    Perché?

  3. Gianfranco

    Discorso centrato e azzeccato ma che rimarra’ inascoltato .

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