Idee

Sono stato un assassino

A sette-otto anni sono stato un assassino. Seriale. La mia attività aveva quattro settori prediletti del mondo animale: zanzare, libellule, rane e topi. Sant’Agabio, il quartiere dove sono nato e cresciuto si adattava particolarmente a questa attività e molti, anche su queste pagine, potranno confermare. In realtà i bambini di oggi alle prese con videogiochi che “simulano” la violenza, sono, a ben vedere, delle mammolette. Noi eravamo crudeli e spietati anche senza “Playstation”. Le zanzare le uccidevamo per legittima difesa e non si trattava affatto dell’eccesso di legittima difesa, reato che molte discussioni sta suscitando. No, era legittima difesa pura: o tu uccidevi loro o loro cenavano con te (e tu eri la pietanza). Chi non è mai vissuto vicino ad una risaia come un “ranàt” non può comprendere, gli altri si. Le libellule, dette “cirabebè” venivano uccise per cause di forza maggiore, dopo che venivano private della parte finale della coda, per inserire nel loro “posteriore” una pagliuzza che ne appesantisse il volo di modo che sembrassero radiocomandate. Del resto non avevano ancora inventato i droni e in qualche modo dovevamo pur divertirci. Le rane venivano uccise per fame. Mia nonna Antonietta mi mandava col nonno Giovanni a pescare rane nelle “rogge”, nelle risaie e in qualche altra pozza d’acqua abitata da salamandre, pulci d’acqua rospi e, appunto, rane. Ero abilissimo nel prendere le rane con le mani, non per niente eravamo soprannominati “ranàt”. Le prede si infilavano poi in un sacchetto di tela, per intenderci, quelli con i quali si confezionavano i pacchi di riso. Poi le portavo a casa alla nonna Antonietta, mentre erano ancora in stato di detenzione, e sul marmo del lavandino o in un catino di alluminio, avveniva la mattanza: con le forbici si tagliava la testa della bestiola e con un gesto che è difficile spiegare, si privava la rana della propria pelle. La rana poi veniva fatta in umido, ripiena o fritta. Dulcis in fundo i topi: “va a ciapà di rat” è un detto novarese che significa più o meno vai a quel paese, solo che oltre al senso figurato, esisteva anche un senso letterale. Era l’antica derattizzazione. Il nonno Giovanni armato di badile ed io di fionda partivamo alla volta dell’orto, nel quale, spesso comparivano i simpatici roditori la cui dimensione spesso li faceva definire “pantegane”. Vivevano lungo un canalino di raccordo delle acque del Canale diramatore Quintino Sella. Quando mai qualcuno ha dato da mangiare ad un topo? I topi si uccidevano per tradizione, come a Balmoral si dà la caccia alla volpe, a Sant’Agabio si dava la caccia alla pantegana. Ora, con un’infanzia così, mi vorrete ancora tra i vostri amici?

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