Idee

Sheela Gowda: Protest my son

Queste persone appartengono alla comunità semi-nomade degli HakkiPikki, e stanno protestando per chiedere il rispetto dei loro diritti di minoranza. Gli HakkiPikki, nella quotidianità, non sono vestiti (o svestiti), così, ma vestono all’occidentale e sono molto intraprendenti; sopravvivono vendendo prodotti della foresta e suoi derivati, come unguenti erboristici di loro produzione, ma anche amuleti come artigli di tigre contraffatti.

Sono stati fotografati a Bangalore nel sud dell’India e la fotografia è stata pubblicata da un quotidiano. L’artista indiana Sheela Gowda nel 2011 ne ha tratto una gigantografia sulla quale è stata applicata una riproduzione più piccola della stessa fotografia (visibile sulla sinistra), che poi ha modificato dipingendo sui corpi tatuaggi, decorazioni corporali, copricapi di tribù di altre parti del mondo.

L’opera si intitola ‘Protest my Son’; l’acquarellatura è un modo per distanziare l’originale fotografico e di rimarcare come la protesta del gruppo per essere efficace, debba in qualche modo ‘esotizzarsi’ per essere compresa. Capita spesso di trovarsi di fronte ad un’opera d’arte enigmatica, ma ritengo anche che ogni opera d’arte sia enigmatica, per il solo fatto di essere un’opera d’arte.

Ma quando sono assalito dal dubbio e quando mi chiedo il perché un’opera sia stata così concepita, significa che sono sulla strada giusta. Ci sono opere ipnotiche, dalle quali riesco a fatica a distogliere l’attenzione e questo perché l’opera contiene un ‘punctum’, come diceva Roland Barthes per la fotografia, in un celebre saggio, ‘La camera chiara’, che attira la nostra attenzione, pur non essendo il focus dell’opera e nemmeno il principale soggetto.

Qual è il ‘punctum’ di questa opera? Il mio ‘punctum’ è la bandiera rossa e il sorriso dalla dentatura perfetta del ragazzo che la sta sventolando. La bandiera, e anche lo striscione retrostante, fanno riferimento ad un gruppo politico che aveva a capo Ambedkar, uno degli estensori della costituzione indiana.

Qual è il vostro ‘punctum’?

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