Idee

Serotonina

A Michel Houellebecq posso perdonare quasi tutto, tanto lo amo, anche quando dice che <<Parigi è un inferno, una città ripugnante, infestata da borghesi eco-responsabili…>>. Per lui fumatore, e non solo, politicamente scorrettissimo, voce fuori da tutti i cori, anche Parigi e i parigini fanno parte di quel mondo ostile dal quale esiste una sola praticabile via di fuga: l’amore.

Ma dopo aver abbandonato la ninfomane Yuzu, Florent-Claude Labrouste, tecnico del ministero dell’agricoltura, cade in una crisi depressiva che lo porterà all’impotenza, anche a causa di un farmaco assunto proprio per liberare la serotonina, ovvero il cosiddetto ormone della felicità.

La scrittura di Houllebecq è quella di un Georges Perec passato attraverso un bagno, in una tinozza di disillusione. ‘Serotonina’ (edito in Italia da ‘La nave di Teseo’),  è un libro denso di tutti gli umori houllebecquiani con l’aggiunta di qualche nuovo punto di vista forse dovuto all’avanzare dell’età (di autore e protagonista).

E’ anche questo a spingere Florent-Claude a ripercorrere tutte le traiettorie delle storie d’amore e/o di sesso, vissute nel corso di una vita intera e a ritrovare, proprio nell’amore, il porto sicuro:  “…Il mondo esterno era duro, spietato con i deboli, non manteneva quasi mai le promesse, e l’amore restava l’unica cosa in cui si potesse ancora, forse, avere fiducia”.

Non ce lo si aspetterebbe da uno scrittore come lui, ferocemente distaccato dal mondo, sarcastico e cinico, ma incredibilmente e romanticamente sensibile, tanto da affermare, “…Ho conosciuto la felicità, so cos’è, posso parlarne con competenza,  e conosco anche la sua fine, ciò che ne deriva di solito. Un solo essere ti manca e tutto è spopolato…”.

Gli scrittori stanno riscoprendo la potenza salvifica e consolatoria di sesso e amore; è di qualche mese fa il travolgente successo di Francesco Piccolo con ‘L’animale che mi porto dentro’, anche se con considerazioni diverse, oggi è il turno di Houellebecq.

La serotonina è l’altro nome dell’amore.

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