Idee

Sean Scully

Londra, maggio 2019. Sean Scully non è un artista notissimo, almeno non fuori dalla Gran Bretagna, dall’ Irlanda (dove è nato), e dagli Stati Uniti, forse sarebbe meglio dire che personalmente non ne ho mai sentito la mancanza ed è naturalmente, una mia opinione, ma visto che la National Gallery ne proponeva una mostra, ho colto l’occasione per cercare di abbattere i miei pregiudizi (senza risultato).

Tra l’altro proprio in questi mesi anche Villa Panza di Biumo a Varese ne propone una mostra.  L’opera di Scully mi sembrava e mi continua a sembrare stucchevole, senza grinta, senza novità, senza poesia. Perché ne parlo allora? Proprio per questo. Per la realizzazione dei suoi “pannelli”, in “The Evening Star”, Scully prende spunto dall’omonima opera di William Turner e non chiedetemi il perché, poiché il legame con il grandissimo pittore inglese appare del tutto cervellotico e pretestuoso. Beh sì, meglio mirare in alto tanto poi si finisce con lo spararsi sui piedi, infatti finisce proprio così: nei suoi pannelli Scully vede di tutto, campi, coste, orizzonti, persino architetture, il visitatore non saprei, io quasi nulla tranne che un prevedibilissimo astrattismo che ambirebbe ad essere “espressivo”.

Mi sembra evidente che per emozionarsi davanti alla “malinconia atmosferica” di Turner sia molto meglio uscire dalla National Gallery, prendere un bus in direzione Tate Britain, dove i Turner te li tirano dietro (gli originali). Ho perso le staffe? Si, ho perso le staffe.

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