Idee

Roger Rota Octo

Il concerto del 30 aprile all’Opificio oltre ad essere stato un bel modo di festeggiare l’International Jazz Day, è stato anche un modo “coerente”, visto che sul palco del locale novarese si è esibita una formazione, la “Roger Rota Octo”, che, delle mappe ideali del jazz, non sa davvero cosa farsene. Questa è un po’ la chiave di lettura di molti concerti ascoltati negli ultimi due anni di Novara Jazz e  non solo: se la frontiera del jazz sembrava essere tornata alla madre-Africa dopo le scorribande americane, da qualche anno si assiste ad uno spostamento di attenzione verso l’Europa balcanica e il vicino Oriente. Così dopo le sonorità nordiche del sax di Raffaele Casarano, sabato 29 aprile sotto la cupola di San Gaudenzio, ecco la proposta di Roger Rota (al sax alto),che gioca abilmente su sonorità complesse ed articolate, accompagnato da una formazione formidabile della quale fa parte anche Francesco Chiapperini (fedelissimo di Novara Jazz),  al sax alto, clarinetto e clarinetto basso. Gran bel amalgama quello proposto da Roger Rota, del  quale, non per nulla, uno dei pezzi più conosciuti si intitola “Manhattan Gandhi”. L’orecchio corre inevitabilmente alla coralità della musica di Goran Bregović, ma anche a quella fieramente magrebina di Abou-Khalil, in un rincorrersi di Europa, Nord Africa e Medio Oriente di gran classe e grande capacità  comunicativa, anche grazie ad una notevolissima sezione di fiati che è capace di non oscurare il delizioso violino di Eloisa Manera e la suadente chitarra elettrica di Alberto Zanini. Completano l’ottetto Andrea Ferrari al sax baritono e clarinetto basso, lo strepitoso Andrea Baronchelli al trombone, Roberto Frassini Moneta al basso elettrico e Filippo Sala alla batteria. Il jazz sembra non conoscere più frontiere o meglio, le riconosce e sa renderle sempre più inoffensive.

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