Idee

Ridateci i temi!

A cosa serve la scuola? La domanda è talmente banale da rasentare l’assurdo, ma tante cose stanno cambiando nella società e tutto avviene così velocemente che forse fermarsi ogni tanto e fare il punto non è del tutto privo di senso. Dunque, dicevamo, la scuola serve a fornire agli studenti gli strumenti di conoscenza e le competenze per diventare cittadini consapevoli e adulti indipendenti, capaci di costruirsi un futuro il più possibile in linea con le aspirazioni di ciascuno. Grosso modo dovrebbe essere così, giusto? Ecco, allora mi piacerebbe che qualcuno spiegasse a me e ai molti genitori altrettanto disorientati perché, ad esempio, gli studenti non scrivano più, o quasi.

Non serve essere creature preistoriche per ricordare la frequenza con cui a casa, ma soprattutto in classe, ci veniva chiesto di elaborare e sintetizzare opinioni e conoscenze su temi di attualità, questioni letterarie, percorsi storici e in genere su tutto ciò che è lecito aspettarsi faccia parte del bagaglio culturale di un ragazzo che si affaccia alla vita.

Scrivere, rileggere, correggere, “dare alle stampe”, ovvero ricopiare in bella era un momento fondamentale di crescita delle cui ricadute tutti quanti beneficiamo ogni giorno perché, accidenti, sapersi esprimere è importante e non conta quanto sei o non sei portato in italiano, né conta il mestiere che farai: il percorso che ti porta dalla lettura della traccia alla consegna del foglio protocollo ti rimane dentro e ti serve per il resto della vita. Sarebbe meglio dire che ti serviva perché di temi non se ne fanno più. Nella maggior parte dei casi, le verifiche di italiano sono poco più che dei quiz a domanda aperta dove basta aver studiato (sì, anche appiccicandosi le nozioni in testa il giorno prima) e dove l’apporto personale è molto ridotto.

Perché è successo? Ci sarà un motivo se la cosa è così diffusa, no? Ignoro la risposta, ma un pensiero che mi frulla in testa ce l’ho: un test richiede una valutazione in gran parte oggettiva, quindi a prova di studenti focosi o famiglie in vena di protestare. Correggere un tema, invece, a parte la quantità di tempo necessaria per un lavoro ben fatto, deve per forza misurare anche altri parametri per cui il personalissimo metro di giudizio dell’insegnante ha un peso importante, con tutti i rischi del caso. Tradotto: classi troppo numerose e insegnanti poco inclini a cercarsi rogne. Probabilmente sbaglio, ma magari non del tutto.

Comunque sia, la realtà è impietosa: la stragrande maggioranza dei ragazzi non è in grado di scrivere un testo minimamente complesso, non distingue i diversi linguaggi espressivi e, complice la comunicazione digitale, ha portato il concetto di sintesi, fondamentale, all’estremo di un emoticon, per non parlare dello scempio ortografico che si consuma nell’indifferenza generale.

Imparare a scrivere è una difesa formidabile contro i tranelli della vita, ridateci i temi!

  1. Gianfranco

    Purtroppo e’ stravero oggi tutto gira su schede e test …perche’ le generazioni 2.0 no scrivono piu’ ? Perche’ leggono meno ancora e la scuola deve stare al passo psicologico….risultato ? Poeti in via di estinzione e scrittori rari…in compenso eserciti di blogger ( con rispetto di chi scrive) e di influencer..

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Consigliati

AdnKronos

Sempre più Fairtrade

Sempre più Fairtrade

Roma, 31 mag. (AdnKronos) – Sempre più commercio equo: nel 2017 i consumatori italiani hanno speso 130 milioni di euro