Idee

Rendiamo inutile l’8 marzo

Ad alcune di noi le mimose non piacciono nemmeno, a molt(issim)e di noi il vezzo di regalarsi una sera “trasgressiva” proprio oggi fa un po’ tristezza, credo e spero che a tutte noi dia persino fastidio sentirsi fare gli auguri con quel sorrisino che sa di scherno dal collega che non vede l’ora di metterci i bastoni fra le ruote o dal compagno di vita che per il resto del tempo si fa sontuosamente i fatti suoi. Eppure, ogni anno si celebra il rito troppo spesso vuoto di dare per un giorno attenzione a quell’universo femminile che tanti ignorano o calpestano per il resto del tempo.

Vogliamo essere coerenti? Vogliamo davvero fare in modo che l’8 marzo diventi a pieno titolo solo l’occasione per ricevere un’attenzione in più? Vogliamo rendere del tutto inutile una giornata dedicata alle donne?

Allora cominciate a pagarci il giusto. Se facciamo il vostro mestiere, con le stesse qualifiche e le stesse responsabilità, vogliamo lo stesso stipendio che prendete voi. Piantatela di discriminarci sul lavoro perché ogni tanto rischiamo anche di riprodurci: l’eventuale maternità non fa di noi delle scansafatiche, non fa di noi dei pesi morti per le aziende, non fa di noi delle dipendenti di serie b. Piuttosto, imparate a condividere sul serio gli oneri e gli onori di una famiglia, a cominciare da quella parte di giornata che comincia quando finisce il lavoro: a spalmarci sul divano siamo capaci tutti, così come a lavare piatti, apparecchiare, fare una pasta, controllare i compiti dei ragazzini, giocarci, o persino tirar fuori un bucato dalla lavatrice. Molti di voi una mano la danno e pian piano le cose stanno cambiando, ma è ancora troppo diffuso il senso della “gentile concessione”: le incombenze familiari sono vita da condividere, non qualcosa cui accostarsi con vezzo da turista in vena di bontà.

Fa orrore anche solo farsi sfiorare dal pensiero, ma tocca dirlo. Con la morte nel cuore, ma bisogna. Maschi, non siamo proprietà vostra e non vi siamo inferiori. E’ chiaro il concetto? Non molto, sembrerebbe. Non siamo proprietà dei nostri padri e abbiamo tutto il sacrosanto diritto di vivere come ci va. L’educazione e i principi sono una cosa, la prepotenza, quando non la violenza bella e buona sono tutt’altro. Giù le mani, abbassate la voce e basta umiliazioni. Men che meno siamo proprietà dei nostri fratelli: un pisello in dotazione non vi rende più autorevoli, quindi non pensiate di darci ordini.

E voi, fidanzati, mariti, compagni…costruire un amore è una faccenda seria, quasi sempre si finisce anche per soffrire e di sicuro si fa una gran fatica, ma mai, mai, mai, deve esistere violenza. Se non siete capaci di capire che no vuol dire no, che basta vuol dire basta, che la vostra donna è un partner, non un oggetto di cui disporre a piacimento, magari anche ammazzandola quando butta male, allora lasciate perdere e girate al largo perché nessuna di noi ha bisogno di nullità come voi.

E noi, ragazze, su la testa. Prendiamo coraggio, diamoci una mano a vicenda e quando serve denunciamo. Non è mai colpa nostra se un uomo è violento, mai, qualunque sia la nostra età, la nostra religione, la nostra origine: chi ci fa del male deve essere fermato.

Ecco, quando tutto questo sarà realtà, quando i moltissimi maschi che invece di calpestarci camminano con noi capiranno che questa è una battaglia da combattere insieme, allora l’8 marzo potrà diventare a pieno titolo la sciocchezzuola frivola che purtroppo già è.

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