Idee

A proposito di fine vita

“La vita è sicuramente il più prezioso dono che Dio ci ha fatto e deve essere sempre ben vissuta e mai sprecata. Però accettare il martirio del corpo della persona malata, quando non c’è nessuna speranza né di guarigione né di miglioramento, può essere percepita come una sfida a Dio. Lui ti chiama con segnali chiarissimi e rispondiamo sfidandolo, come se si fosse più bravi di lui, martoriando il corpo della creatura che sta chiamando, pur sapendo che è un martirio senza sbocchi”. Chi parla, o meglio scrive, è Michele Gesualdi, uno dei primi allievi di Don Milani alla scuola di Barbiana, poi dirigente sindacale e presidente della provincia di Firenze, oggi malato di SLA e impegnato a promuovere la discussione e l’approvazione della legge sul fine vita.

Il suo è un punto di vista che offre un punto di prospettiva in qualche modo spiazzante, su cui sarebbe bene riflettere anche da parte di chi, per motivi forse più dettati dall’opportunismo politico che dalla coscienza ancora si oppongono ad una legge che regoli il fine vita.

Dare al cittadino maggiorenne la facoltà di esprimersi, entro certi limiti, sul proprio percorso terapeutico in caso di gravissima patologia non ha nulla a che fare con l’eutanasia: non a caso la proposta di legge, attualmente ferma in Senato, si chiama “Norme in materia di consenso informato e di dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari al fine di evitare l’accanimento terapeutico”. In sostanza, si tratta di concedere ad un paziente senza speranza di guarigione la possibilità di morire senza che su di lui vengano eseguiti trattamenti destinati unicamente a prolungarne la sofferenza.

Michele Gesualdi arriva ad ipotizzare addirittura una sfida al volere di Dio, l’accanimento terapeutico come rifiuto di accettare il suo volere, ma, anche fermandoci ad un punto di vista puramente laico, la strumentale lentezza, l’inefficienza dolosa con cui si sta sabotando una legge di cui c’è molto bisogno odora di ipocrisia. Dio ha donato all’uomo il libero arbitrio, ovvero la facoltà di scegliere per sé e quando, se non nell’estremo momento della propria esistenza, ciascuno di noi deve essere sostenuto, ma rimanere libero di decidere del proprio destino? Di fatto, quella legge resterà lì, nel limbo delle cose da non calendarizzare in attesa che siano altri a doversene occupare e tanti malati senza speranza e senza voce aspetteranno una mano misericordiosa che li aiuti a chiudere gli occhi in pace. Basta che non si sappia in giro.

  1. Avatar
    Samantha Spaggiari

    Chapeau!

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