Idee

Post di devozioni domestiche

Qualche anno fa, andai a stipulare una polizza assicurativa sulla casa.

Arrivato al momento di fissare i massimali per il furto, l’agente mi chiese cosa avessi di prezioso ed io risposi con la massima naturalezza, i libri. L’agente strabuzzò gli occhi e scoppiò in una fragorosa risata aggiungendo: “Scusi, ma chi vuole che le rubi i libri?”

Ci pensavo ieri sera, quando cercavo di risistemare gli ultimi cataloghi d’arte acquistati. Sì, guardando ora quei volumi, raccolti in più di quarantacinque anni, fanno una certa impressione. Forse con quei soldi spesi per i libri avrei potuto comprare un paio di appartamenti, ma pensandoci bene, cosa ne avrei fatto di un paio di appartamenti vuoti e senza libri?

Così dopo aver bandito dalla mente pensieri fastidiosi, ho ripreso a “riordinare” la libreria. In realtà “riordinare” non è un termine consono; diciamo che ho trovato posto a nuovi volumi. La libreria me la regalò mio padre, ma con gli anni si è via via ingrandita. È una T70 e ha 51 scaffali (36 a vista e 15 chiusi da ante). In ogni scaffale su tre file ci sono circa 70 volumi tra grandi e piccoli, per un totale di circa 3.500 volumi. In casa però ho altre tre librerie più piccole.

È evidente quindi che qualora si vada ad alterare un equilibrio di spazi, volumi, pesi e contrappesi che dura da anni, si vada anche ad incrinare qualcosa, ma poi da questa rottura di equilibri se ne verranno  a creare altri. E così faticosamente, il puzzle delle collane, delle forme e dei colori è andato a posto.

Adesso potremmo incominciare la solita stantia discussione su come si debbano sistemare i libri. Non lo farò, ognuno li tiene come gli pare e ogni sistema è legittimo. Solo che è legittimo per il proprietario dei libri non per gli altri.

Volete conoscere il mio sistema? Suppongo di no, ma ve lo dico lo stesso essendo assolutamente convinto che si tratti dell’unico sistema possibile: i libri si devono sistemare per case editrici e per collane. Stop. Cataloghi d’arte, di case editrici molto diverse, vanno sistemati attraverso un complesso gioco di dimensioni, forme, colori. I colori dei dorsi devono tener presente dei sette contrasti di colori della teoria della Gestalt, ovvero: 1. Contrasto di colori puri, 2. Contrasto di chiaro e scuro. 3. Contrasto di freddo e caldo. 4. Contrasto dei complementari. 5. Contrasto di simulaneità. 6. Contrasto di qualità. 7. Contrasto di quantità.

Se avesse saputo tutto questo forse l’assicuratore non mi avrebbe fatto sottoscrivere una polizza contro i furti, ma una polizza sanitaria. Ma non lo sapeva.

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