Idee

Perché parliamo poco della morte

Il Vicario Generale della nostra Diocesi di Novara ha scritto una lettera ai titolari delle imprese di pompe Funebri della stessa Diocesi. Nella lettera chiede a questi imprenditori di consigliare alle famiglie, quelle che essendo cattoliche decidono un funerale religioso per i propri defunti, di parlare con il parroco prima di decidere modalità e luogo dei funerali e della sepoltura.

Non si tratta però di un fatto organizzativo ma di un problema di sostanza: nella lettera il sacerdote a nome del Vescovo spiega bene la posizione della Chiesa universale sulla cremazione: la Chiesa pur preferendo la sepoltura o inumazione del defunto non proibisce la cremazione del corpo, a patto che non avvenga in dispregio della Fede (una volta aveva il valore di una scelta ideologica per molti anticlericali) e soprattutto le ceneri non vengano disperse in mare o in un fiume oppure in un lago o in un’apposita area per la dispersione, che non siano conservate in casa o se ne faccia un monile. Le ceneri vanno conservate esclusivamente al Cimitero se no non si possono celebrare funerali in Chiesa.

 

 

È evidente che si tratta di una posizione forte: pensiamo a famiglie il cui defunto avrebbe scelto la dispersione o che vogliano conservare le ceneri  in casa, se il parroco rifiuterà le esequie in Chiesa (ma non sono da escludere la benedizione della salma in casa  e momenti di preghiera successivamente) molti familiari lo accuseranno di poca carità Cristiana e poi per fargli dispetto non andranno più in Chiesa.

Il rifiuto di sottostare a regole ecclesiali in vita e anche dopo avrà modo di sfogarsi.

È ovvio che una eccessiva condiscendenza e flessibilità vanificherebbe invece questo monito rendendolo una grida di manzoniana memoria. Fra la volontà della Chiesa e la propria o quella del defunto moltissimi sceglieranno la propria come magari hanno sempre fatto anche nella vita quotidiana.

Il problema, secondo me, è che di cosa significhi la morte per un Cristiano, che valore abbia il suo corpo, la Fede nella Resurrezione e la preghiera personale per e con i defunti non sono più temi di cui la Chiesa parla spesso con i suoi fedeli e, forse, a morte avvenuta è un po’ difficile parlarne.

Un tempo si accusava la Chiesa di occuparsi troppo dell’aldilà, di essere troppo lugubre e fissata sul momento finale, oggi è accusata, magari non a torto, di essere troppo impegnata sull’al di qua, sul valore e la promozione della vita e poco di quando, magari più tardi di un tempo ma comunque sempre, la vita individuale finisce.

Dire che la dispersione nella natura riflette una concezione panteistica della vita è una verità sacrosanta ma quanti lo capiscono e lo capiranno nei giorni del dolore e del lutto se nessuno gliene ha mai parlato perché sono temi scomodi. Come chiamare il sacerdote nelle ultime ore e così spaventare troppo il moribondo, impopolari, impolitici perfino più dei divieti del sesso.

Senza una faticosa, poco politicamente corretta rinnovata catechesi e predicazione su questi temi credo che la questione diventerà solo fonte di amarezze e discussioni inutili perché tardive, troppo tardive.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Consigliati