Idee

Parasite

Dal blog Chez Mimich

Scomodando nientemeno che Lao Tse, potremmo ricordare che “L’anello più debole della catena è anche il più forte, perché spezza la catena”. Questa potrebbe essere la chiave di lettura con cui etichettare uno dei pochi film-capolavoro di questa stagione invernale, “Parasite” del coreano Bong Joo-Ho,  vincitore della Palma d’Oro all’ultimo Festival di Cannes. Molti, e intrecciati tra loro, i livelli di lettura del film: il dualismo mondo di sopra-mondo,  il dramma psicologico, ma anche la scelta estetico-rappresentativa. Un’opera cinematografica complessa ed articolata tanto da riuscire difficile,  se non impossibile, definire il film come “thriller”, “dramma piscologico” o altro. Il film non è un po’ di tutto, è tutto e tutto insieme. Il giovane Ki-Woo vive con la propria famiglia in un micro appartamento seminterrato,  probabilmente nella capitale della Corea del Sud in una condizione di semi-povertà. Con uno stratagemma riesce a farsi assumere, come precettore privato in una ricca famiglia di un grande manager e si impegna nell’insegnamento della lingua inglese alla figlia. Senza scendere troppo nei dettagli, con altrettanti stratagemmi sia la sorella di Ki-Woo, che il padre e la madre, riescono a diventare dipendenti della ricca famiglia; la sorella, dedita alla terapia dell’arte, per curare le patologie psicotiche dell’altro figlioletto della famiglia Park, il padre come autista e la madre come governante. La diabolica famiglia riesce nell’intento di sostituirsi al personale già in servizio. Il problema sorge quando si scopre che nel sottosuolo della villa della famiglia Park, vive, auto-segregatosi da anni, il marito della ex governante dalla casa. Era dai tempi dell’Overlook Hotel di “Shining” del genio assoluto Stanley Kubrik, che una location cinematografica non riusciva a sprigionare tanto terrificante orrore come questa lussuosissima e rigorosissima dimora coreana. Il dramma si dipana con credibilità e ritmo perfetti, attraverso una guerra tra poveri che riesce ad inglobare in sé la sociologia e la suspence, la bellezza formale  e le caratterizzazioni psicologiche. Ci sono scene nella storia del cinema che non riusciremo mai a cancellare dalla nostra mente, siano essi gli elicotteri di “Apocalylse Now” o il piano sequenza iniziale di “American Beauty”, così il ballo del padre e della madre di Ki-Woo, nella villa dei Park, sulle note di “In ginocchio da te” di Gianni Morandi, rimarrà la prova indelebile che realtà e surrealtà non sono che la faccia di una stessa medaglia. “Parasite”, imsieme a “Cold War” di Pawel Pawlikowski e “Roma” di Alfonso Cuaron, certamente tra i migliori film visti in questo 2019. Solo una nota tecnica e una domanda: quando anche i novaresi potranno scegliere cosa vedere al cinema e quando vederlo?

 

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