Idee

Noi e i barconi

Un barcone si è rovesciato di fronte a Lampedusa: sono morte delle donne e dei bambini, a pochi minuti dalla spiaggia e dalla salvezza. Ci si può accusare e sentirsi in colpa per queste morti?

 

 

 

Non penso: è la dimostrazione che chi vende a caro prezzo su cariole del mare i profughi non avvisa niente e nessuno, e che nemmeno buone condizioni del mare possono garantire a queste persone in approdo sicuro, che il mare è grande e per quanto possa essere pattugliato da mezzi militari non esistono blocchi e muri per fermare chi vuole cercare fortuna da noi.

L.’immediato soccorso ha messo in salvo la maggior parte dei profughi ma non ha impedito che altri la perdessero. Per chi si è salvato non c’è una vacanza premio che li aspetta: un campo profughi, nel migliore dei casi un duro percorso per integrarsi.

Per chi non si è salvato una tomba anonima in una terra straniera. Molti si stupiscono che per queste persone che hanno perso la vita ci siano state parole di esultanza, di cinismo.

Se da una parte è difficile provare un forte dolore per persone estranee in un mondo dove la morte è il dolore sono sempre più uno spettacolo televisivo perché questo esultanza?

Perché vengono percepiti come dei nemici, degli invasori, degli aggressori del nostro modo di vivere? Anche se si tratta di bambini e donne inermi e patite?

Ma per i nemici non c’è più pietà neanche quando muoiono tragicamente?

Qui non è più in discussione quale politica per l’immigrazione, se mostrare una maggiore severità nel bloccare gli sbarchi sarebbe necessaria o no in relazione alle nostre capacità di accoglienza e integrazione. È in discussione qualcosa di più profondo, benedetti i social che lo hanno portato alla luce: il sentimento della pietas precedente allo stesso cristianesimo.

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