Idee

Niente di clamoroso

“Pochi clamori tra il Tanaro e la Bormida” così Umberto Eco definiva la sua città Natale, Alessandria. Parafrasando quella bella espressione potremmo dire lo stesso di Novara: pochi clamori tra l’Agogna e il Terdoppio.

Se c’è un modo, non retorico per definire queste terre nebbiose, è proprio questo: terre di pochi clamori. Detesto le spiegazione pseudo-sociologiche, peggio ancora tutte le astruse e ridicole teorie sulla “novaresità” (o sulla napoletanità, sulla milanesità od altro). Tuttavia ci sono alcune caratteristiche palpabili di una città e dei suoi abitanti. La principale caratteristica della città dove sono nato è molto probabilmente quella di non amare il clamore. Le occasioni per auto-celebrarsi sono davvero poche, forse l’unica è l’appuntamento annuale per la consegna del “Sigillum Communitatis Novarie”, ovvero la nomina a “Novarese dell’anno” avvenuta questa mattina al Teatro Faraggiana. Com’è noto i premiati di quest’anno anziché tre, come da tradizione, sono stati quattro: Suor Giovanna Saporiti, presidente della societa sportiva  “Agil”, più conosciuta come “Igor Volley”, vincitrice dello scudetto della pallavolo femminile lo scorso anno, il Prof. Pia, luminare nel campo medico e i miei amici Corrado Beldì e Riccardo Cigolotti fondatori e animatori instancabili di “Novara Jazz”. A dire il vero ho qualcosa da spartire anche con suor Giovanna visto che è stata mia compagna di scuola, ma poi lei è diventata suora ed io uno scavezzacollo.

Ma a guardare bene la lunga lista dei premiati dal 1983, anno in cui l’allora sindaco Armando Riviera ideò il riconoscimento, sulla scorta dell’ “Ambrogino d’oro” milanese, sembra proprio che qualcuno, dalle perenni nebbie della pianura, sia riuscito a cavare qualcosa di buono.

Basti ricordare il “Signor De Agostini”, Silvano Boroli, la “topolino amaranto” di Dante Graziosi, le maglie e le racchette Sergio Tacchini, il pianoforte di Simone Pedroni, le parole di Umberto Orsini, i libri di Sebastiano Vassalli o di Eugenio Borgna, le regie televisive di Paolo Beldì, le esplorazioni di Maurizio Leigheb, “Interlinea” la casa editrice di Roberto Cicala e Carlo Robiglio, le “maison” Versace e Cavalli dirette da Gian Giacomo Ferraris, il “mater-B” di Katia Bastioli, le Frecce Tricolori di Guido Raineri, i biscottini di Novara, di Vincenzo Fasoli, la Presidenza della Repubblica di Oscar Luigi Scalfaro, le architetture di Vittorio Gregotti, la “Via Crucis” per Papa Francesco del Cardinale Renato Corti, ma anche le interpretazioni dell’amica attrice Lucilla Giagnoni, Mariella Enoch, presidente dell’Ospedale “Bambin Gesù” di Roma, e ancora Giuliano Meroni, Domenico Volpati, Daniela Sironi e poi  tanti medici, imprenditori, insomma, come direbbe un adolescente di oggi, “tanta roba”. E gli altri novaresi? Loro guardano, ascoltano e solitamente tacciono. Pochi clamori tra l’Agogna e il Terdoppio, siam fatti così…

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