Idee

Ma Bankomat si chiede: sarà un anno bellissimo?

Caro Direttore,
sai la mia fobia per il “bloggismo” del bar sport dove tutti siamo allenatori, premier, governatori della BCE, industriali dell’auto, storici, commentatori di geopolitica e quant’altro. Come se il diritto di parola, indubbio, sia anche diritto alla “pirlata”. Ma il diritto alla pirlata, sacrosanto, può essere tale per me a due condizioni: in primis deve consentire che altri ti definiscano di conseguenza presuntuoso pirla o entrambe le cose, e che tu non attiri nella mediocrità anche chi ti presta un microfono non tuo.

Detto questo, sai che Bankomat è un operatore trentennale nel mondo italiano dell’economia e della finanza, con correlate esperienze estere. Sono fiero di dare lavoro a diverse centinaia di persone, con i miei soci e con altri amici con i quali condivido responsabilità aziendali  e societarie, e quindi per questo con qualche diritto e dovere mi sto interrogando su quanto ha detto l’altro giorno il premier Conte a Milano proprio ad una platea di miei colleghi imprenditori. I numeri parlano di crisi, anzi tecnicamente di recessione quanto ad andamento del PIL. Ma per lui sarà un anno bellissimo. Le premesse della “sua” finanziaria da molti sono considerate fallaci, vedremo.

Allora sia chiaro che il PIL, o meglio la sua variazione (in realtà conta ormai molto di più il suo valore assoluto, e la sua qualità, non la sua variazione! Perché quanti frigoriferi vogliamo avere in casa?) non è la sola variabile chiave. Soprattutto quando da sempre nei nostri Paesi si varia  dello zero virgola avanti e indietro. Ma il Premier, le cui competenze di economia e finanza sono perlomeno dubbie, non so dove attinga elementi di così  tanto ottimismo. Il nostro Paese – ceteris paribus – cresce comunque poco e meno dei Paesi importanti del mondo occidentale. Ed ha un debito enorme rispetto al valore che produce. Inoltre, informo il Premier dal mio Bar sport, le piccole medie imprese italiane sono troppe, troppo piccole, esauste finanziariamente e culturalmente, con padroni spesso anziani, eredi finti imprenditori – cioè solo padroni di azioni per eredità –  e management spesso scarso per la sfida. Fra l’altro uno choc creditizio immane sta per mettere in grande difficoltà , anzi lo fa da mesi, queste imprese. Ne riparleremo.

E abbiamo una disoccupazione a due cifre, oltre il 12%.  Il Tasso di quella giovanile reale è poi stabilmente  ben sopra il 25%. Vicina al 30. Però la media della disoccupazione UE è il 6,5 % e quella del nord est italiano (Lombardia, Emilia Romagna e Veneto) vicina al 6%. Queste tre regioni, dato di poche settimane fa, esprimono il 40% del PIL italiano.

Allora forse urge smettere di parlare dell’ Italia come un calderone unico, perché a parità di Europa e sue regole, a parità di italia e sue problematiche, vi sono importanti realtà che vanno bene e benissimo, ma con altre  che sono in crisi nera e progressiva. Di questo bisognerà parlare, con meno populismo ed approssimazione. Il nostro problema non è l’Europa, e forse neanche l’intero sistema di strade, Tribunali e Ospedali italiani. Sennò il Nord est non sarebbe più ricco della Baviera. Urge approfondire, studiare ed applicare politiche mirate.

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