Idee

L’isola dei cani

Quando vado a bere una birra al “Bar Luce” della Fondazione Prada di Largo Isarco a Milano, mi viene immediatamente voglia di vedere un film di Wes Anderson. Anche quando vado al cinema a vedere un film di Wes Anderson mi viene all’istante voglia di bere una birra al “Bar Luce”. Insomma amo tutto di Wes Anderson, tanto che mi è difficile parlare dell’ “L’isola dei cani” visto oggi al cinema. Volete che ve lo racconti? No, non ve lo racconto e non lo faccio perché nei suoi film la storia conta poco, ma conta molto il modo di raccontarla, anzi in questo caso solo di disegnarla. Vi basti sapere che in un Giappone prossimo venturo, un dittatore spedisce tutti i cani su un’isola piena di spazzatura poiché considerati animali infetti. Del resto che si tratti di cani, di migranti o dei ratti-ebrei disegnati da Art Spiegelman, poco conta. C’è sempre qualcuno da isolare, da incolpare, da mettere da parte. È la natura dell’uomo e come diceva una battuta di qualche anno fa, cosa distingue l’uomo dalla bestia? La coscienza, infatti molte bastie hanno una coscienza. Credo che Wes Anderson sia il più immaginifico regista di animazione e le sue creazioni non rischiano mai di confondersi nella massa informe degli effetti speciali e superspeciali di tanta spazzatura cinematografica, la sua è una surrealtà con alto grado di probabilità, postmoderna e post-atomica. L’utilizzo dei mezzi grafici, pittorici, della bozzettistica, della scenografia, tutto è di una originalità assoluta. Film per bambini? Sì, indubbiamente, ma per bambini con genitori intelligenti. Per molti, ma non per tutti.

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