Idee

La signora Aida

Mia nonna mi portava spesso con lei, nel suo negozio quando andava a comperarsi qualche vestito. Io difficilmente, lasciavo la presa della sua mano. Quel negozio mi faceva paura. Eppure la signora Aida, “la Sciura Aida” come la chiamavano tutti, era una signora dolce che quando mi vedeva mi faceva una carezza e qualche volta mi offriva una mentina o una caramella “mou”. Eppure io avevo paura ad entrarci. Forse perché il nonno mi aveva raccontato tutte quelle storie del tempo di guerra, quando lui aveva aiutato la signora, rimasta vedova da giovane, a tinteggiare il negozio.

Nonno Giovanni mi aveva anche raccontato di quando,  mentre lui era alle prese con barattoli e pennelli, entrarono nel negozio delle persone per prendere la Signora Aida. Lui ebbe la prontezza di chiudere la porta del negozio che dava sul retro, favorendola nella fuga verso il canale. Il nonno, con suo cugino Primo, aveva subito detto a quei loschi figuri che la signora non c’era e quando quello che comandava lo spinse contro il muro mettendogli un manganello sotto la gola, il nonno non disse niente. Gli chiesero se conoscesse Miriam Venezia. Il nonno disse che la proprietaria del negozio di tessuti si chiamava Aida e che non c’era nessuna Miriam Venezia.

Loro non ci credettero, ma lasciarono libero mio nonno di continuare ad imbiancare le pareti. Terminato il lavoro, il nonno Giovanni e suo cugino Primo chiusero la saracinesca, montarono sulle loro biciclette e tornarono nella case dell’Olcese. Miriam Venezia era scappata e tornò nel suo negozio solo dopo la guerra e tutti nel quartiere continuarono a chiamarla “la sciura Aida”.

Non era un personaggio di un film o di un libro, io l’ho conosciuta  e mi piace ricordarla oggi prima che con la scusa della Giornata della Memoria, si finisca col dimenticare tutto…

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