Idee

La realtà scomoda di Macerata

Il raid di Macerata costringe tutti a fare i conti con qualche realtà scomoda. Prima di tutto il fatto che, per quanto maldestro, il gesto del prode patriota a corto di neuroni è stato terrorismo. Lasciamo da parte per una volta la partigianeria politica, la sinistra e la destra, persino il giusto e lo sbagliato e guardiamo in faccia le cose per quello che sono. A Macerata è stato terrorismo perché andare in giro armati a giocare al tiro a segno con gente che ha la sola colpa di avere una certa caratteristica fisica non può e non deve essere chiamato altrimenti.

Il terrorista di Macerata sembra essere una persona culturalmente non attrezzatissima, con una vita poco gratificante e una gran voglia di lasciare il segno. Non serve essere dei fini psicologi per capire che uno così è facile da influenzare e che da lì all’azione per lui il passo è breve quanto un clic del cervello. Quanta gente è come lui? Difficile quantificare: magari sono pochi quelli disposti a partire all’assalto da soli, ma gli esaltati che non vedono l’ora di menar le mani, o peggio, in branco sono tantissimi.

No, il fatto di cronaca, per quanto orribile (e ancora tutto da chiarire) che ha scatenato la furia del tizio di Macerata, non ha nulla a che fare con il concetto di fondo: là fuori è pieno di persone in equilibrio precario e/o non in grado di elaborare gli eventi intorno a loro. Evitare che si trasformino in un pericolo serissimo è compito di ciascuno, ma soprattutto di chi fa un mestiere pubblico, amministratori e politici in testa.

Cosa fa quindi un politico responsabile? Prima di tutto sceglie di non dar fuoco alla miccia cortissima delle menti fragili, ovvero abbassa i toni e pratica l’arte semplice quanto fuori moda del buon senso. Evita di fare proclami irrealizzabili, evita generalizzazioni stupide per definizione, può persino spingersi a ragionare e a dare ai cittadini qualche strumento di valutazione seria, al di là della propaganda. Un politico responsabile, appunto.

Solo che sfruttare le paure della gente, alimentarle e poi proporsi come unica soluzione possibile è un giochino troppo facile e rende troppo bene perché certa gente ci rinunci. La vera contrapposizione non è, almeno non su questi temi, fra sinistra e destra, ma fra buona e cattiva fede, fra chi vuol provare a ragionare in modo serio e chi no perché la gazzarra gli torna troppo comoda, fra chi riesce ancora a ricordarsi che siamo tutti persone e chi si nutre di odio.

Il buon senso non ha partito e nemmeno ce l’ha la decenza. Proviamo a ricordarcelo.

  1. Enrico Depaoli

    Cara Elisabetta d’accordo (quasi) con quanto scrive, soprattutto per richiamo al buon senso, che non ha partito.
    Ma è un richiamo che volge lo sguardo altrove. Non le sembra che proprio il buon senso che lei giustamente invoca sia venuto a mancare proprio per aver costretto tutti a fare i conti con qualche realtà scomoda, visto il modo cialtrone e disordinato con cui le nostre istituzioni di manica larga praticano la cosiddetta accoglienza. Le quali predicano bene e razzolano male: aprono le porte a chiunque, senza distinguere tra rifugiati e cercatori di fortuna clandestini (la maggioranza), poi li affidano a cooperative dedite alla speculazione, poiché incassano cinquanta e spendono dieci per mantenerli, o li abbandonano al loro destino di vagabondi costretti a elemosinare o delinquere in mancanza di alternative per campare.

  2. elisabetta cantele

    Nulla da eccepire sui margini di miglioramento immensi che ci sono e sono lì da vedere. Il fatto è però che è del tutto impossibile discutere in modo serio se una parte degli interlocutori usa un linguaggio ed una comunicazione che mira a tutt’altro. Siamo sicuri che a tutti interessi non dico risolvere, ma almeno affrontare i problemi?
    Guardi, davvero, non ne faccio una questione di appartenenza politica, anche perché uno può avere un’idea di società più o meno aperta, ma i bisogni sono bisogni, i problemi sono problemi e decenza vorrebbe che si lavorasse per risolverli. E’ che non vedo proprio il modo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Consigliati