Idee

La notte del liceo

Certo, Umberto Eco ha scritto altro. Ma di Umberto Eco ce n’era uno solo. Ha scritto parole misurate, ma profondamente vere per difendere questa scuola, scuola che abitua al ragionamento, discipline che costituiscono una palestra per la mente, ecc.  Ma lui era l’Umbertone nazionale (insieme a quell’altro, ora caduto in disgrazia) e poteva permetterselo.  La verità però, come dicevano i classici è che “Vox populi, vox Dei” e la voce del popolo lo dice da sempre: quelli del classico se la tirano. Magari il modo di dire è un po’ sbrigativo, ma qualche profondo riscontro nella realtà ce l’ha. Il liceo classico, da sempre, aspira ad essere la scuola dei “migliori”. La scuola delle eccellenze, da dove si esce più preparati, più intelligenti, forse anche più belli, in fondo, la scuola dei vincenti. Il rischio di considerarsi vincenti, è che  poi lo si diventa davvero e i vincenti, hanno sempre poca pietà verso gli altri (i perdenti). La supremazia intellettuale (vera o presunta), porta a cercare di prevalere sugli altri. È inevitabile. E così, come si è letto nelle cronache di questi giorni, tre nobili licei classici, il Liceo Classico Visconti di Roma, il Parini di Milano e il D’Oria di Genova, hanno partorito tre perle inserite nel portale dell’istruzione denominato “Scuola in chiaro”. Secondo i redattori delle pagine i punti di forza dei licei classici a detta dei propri studenti sono i seguenti: “…Tranne un paio, gli studenti sono italiani e nessuno è diversamente abile. Tutto ciò favorisce l’apprendimento…” (Visconti),  “Gli studenti del classico, per tradizione, hanno provenienza sociale più elevata. Ciò nella nostra scuola è molto sentito…” (Parini), “…L’assenza di gruppi particolari (ad esempio nomadi o provenienti da zone svantaggiate), dà un background favorevole…” (D’Oria). Effettivamente non è un gran bel leggere. Ha fatto bene, la Ministra Fedeli ad intervenire con fermezza nella vicenda. Ma certo è che, anche senza arrivare a questi eccessi, nei licei classici ci sia un irrefrenabile complesso di superiorità. Del resto non è così strano per una scuola che si è sempre fatta vanto di aver visto passare dai propri banchi le future classi dirigenti (anche se poi le classi dirigenti di questo Paese non si sono poi dimostrate questo gran che…). Adesso la popolazione studentesca è più composita di qualche decennio fa, il classico non lo frequentano più solo i figli di professionisti e notai, ma anche di impiegati e commercianti e allora vale la pena di citare il celebre aforisma di Karl Kraus: “I filosofi greci si accontentavano delle prostitute, mentre i bottegai viennesi non possono fare a meno delle signore”. Parole salutari.

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