Idee

La miseria della politica: Sì o No

D’accordo che la politica debba essere semplice, comprensibile da tutti, non astrusa e bizantina ma voler ridurre tutto ad un Sì o un No è la fine della politica stessa. All’inizio erano i Referendum, aborto e divorzio sono stati vinti da loro: chi voleva il mantenimento di queste leggi, fatte dal Parlamento, che rendevano legali queste pratiche doveva mettere una croce sul No che significava però Sì a divorzio e aborto.

 

 

 

La propaganda si impadronì di Sì e No, per cui alla fine bastava dire No per fermare il Fascismo e cambiare la società oppure dire Sì per affermare la verità e la vita. Poi è arrivato il referendum costituzionale del 2017 in cui sembrava che dire Sì non dovesse significare solo l’approvazione della legge ma molto di più, tipo fermare i populisti e modernizzare l’Italia e dire No invece l’unico modo per fermare una deriva autoritaria e mandare a casa Renzi.

Oggi la retorica ci affligge ulteriormente: dire Sì per Salvini è indispensabile dire Sì per avere sviluppo e crescita dalle trivellazioni a qualsiasi strada mentre invece i 5 Stelle vengono definiti semplicisticamente il partito dei No oppure del No.

È solo tutto un Sì oppure un No che esclude altre domande e risposte che sono quelle più necessarie ed importanti: cioè perché fare e come fare una cosa, chi la deve fare, in quali tempi, con quali costi e quali alternative.

Perché aldilà dei Sì e dei No questo dovrebbe essere il compito della politica. Ragionare e motivare e far ragionare e riflettere invece di semplificare all’estremo, banalizzare tutto ad un Sì o un No.

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