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La guerra dei capelloni a Novara

Nel giugno del 2019 ricorreranno i cinquant’anni della cosidetta “Guerra dei Capelloni” a Novara, un episodio che diede a Novara un’insolita notorietà nazionale su quotidiani e settimanali nazionali, interrogazioni parlamentari e altro, un po’ come in questi giorni sta avvenendo per altre vicende.

Infatti alla fine del mese di Giugno del 1969 a Novara due militari di leva in divisa da aviere che trascorrevano a Novara la libera uscita, provenienti dal vicino Aeroporto di Cameri e trasportati in città dai pullman grigioverdi dell’AM, ebbero un diverbio, forse per delle ragazze, con un gruppo di ragazzi dalle chiome lunghe che stazionavano spesso  davanti all’Angolo delle Ore, suscitando l’indignazione dei benpensanti.

Il diverbio sfociò nelle vie di fatto, i militari ebbero la peggio e dovettero ricorrere al Pronto Soccorso, uno ebbe anche dei problemi all’udito. L’indomani ci fu una vera e propria spedizione punitiva: un centinaio di militari di leva dettero vita ad una specie di caccia al capellone, inseguendone anche sull’Allea.

Alcuni testimoni riferirono ai giornali di sinistra, L’Unità e L’Avanti di aver visto, addirittura, ufficiali in divisa che coordinavano le operazioni di pestaggio dei capelloni o capelluti come anche venivano chiamati.

Fatto sta che, addirittura, la domenica che concludeva questa settimana calda in tutti i sensi, Novara fu letteralmente  invasa dai militari in libera uscita della vicina Bellinzago, sede di Divisione, che si aggiunsero a quelli già in città delle caserme Cavalli, Perrone e Passalacqua, trasportati con mezzi militari. In pratica i vertici militari avevano dato ordine di rispondere alla provocazione dei capelloni e alle critiche ai militari con una mobilitazione pacifica  e disarmata ma imponente.

Tanto che settimanali come Panorama ed Espresso dedicarono spazio all’avvenimento novarese con una lettura che faceva intravedere strategie quasi golpiste in un periodo in cui c’erano stati golpe veri in Grecia e America Latina e gli ambienti di destra sollecitavano un interventismo politico delle gerarchie militari in chiave anticontestazione giovanile e operaia.

In realtà tutto era nato e finito con una scaramuccia di ragazzi, una ragazzata come disse mio padre, a casa, ridendo con mia madre, mio papà che era uno dei sottufficiali dei Carabinieri impegnati a sorvegliare gli ambienti politici.

E poi ridendo accarezzò i miei capelli prima di portarmi dal barbiere: avevo 6  anni.

  1. Bruno Adolfo

    praticamente l’ho vista nascere e vissuta sfiorando la guerra e guardandola senza combattere perché io ero capellone ma anche pacifista e non mi picchiavo con nessuno

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