Cronaca Idee

Il piano di ristrutturazione di Alessi

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Il rallentamento delle vendite colpisce anche la Alessi di Omegna, storica azienda famosa in tutto il mondo per la produzione di oggetti di design per la casa e la cucina da quasi cent’anni. Costretti da un calo del business, i vertici dell’azienda familiare hanno appena presentato un piano di ristrutturazione che stima 80 esuberi, circa il 25% del personale.

Nell’ultimo decennio la società ha attuato una strategia di internazionalizzazione che le ha permesso di aprire nuovi mercati all’estero investendo su nuovi canali distributivi e puntando sull’elevata qualità dei propri prodotti “made in Italy”, grazie alla preziosa attività di ricerca e sviluppo del proprio Centro Studi e a proficue collaborazioni con designer di chiara fama internazionale. Tuttavia, come ha spiegato l’amministratore delegato Marco Pozzo, che ha escluso la prospettiva di chiudere lo storico stabilimento di Crusinallo e di delocalizzare l’attività manifatturiera in altri Paesi al contrario di quanto fatto in passato nello stesso distretto da Lagostina e Bialetti, la crescita all’estero negli ultimi anni non è stata in grado di compensare il brusco calo del mercato interno.

Senza il sostegno di un solido partner internazionale, il fatturato di gruppo si è, pertanto, ridimensionato da 90 milioni di euro nel 2011 agli attuali 60 milioni di euro, con una diminuzione progressiva dell’organico da circa 500 a 312 dipendenti. L’annuncio dell’avvio del piano di ristrutturazione, che dovrebbe far leva sull’afflusso di nuove risorse finanziarie e capitale di relazioni, grazie al possibile ingresso di un nuovo socio finanziario nell’azionariato della società, e sulla riduzione dei costi fissi, non ha colto di sorpresa i sindacati Cgil, Cisl e Uil.

Per i rappresentanti sindacali «la decisione non è più rinviabile per garantire un futuro all’azienda e a quello che deve continuare a rappresentare per il Made in Italy. L’obiettivo del piano sono la continuità ed il rilancio dell’azienda».

  1. Avatar

    Nell’articolo citate Lagostina come esempio di delocalizzazione ma è falso .
    Lagostina produce ancora eccome! Sempre ad Omegna. Nel suo stabilimento.
    Bialetti invece ha chiuso nel2012.
    Parola di dipendente.

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