Idee

Il mito della cultura che porta al bene

In Italia certamente ci laureiamo ancora troppo poco, si legge troppo poco rispetto ad altri paesi europei, c’è troppo analfabetismo di ritorno, analfabetismo funzionale, scarsa conoscenza scientifica, storica, delle lingue straniere. È giusto quindi insistere sul fatto che dovrebbero crescere ancora e molto gli investimenti pubblici e privati in cultura, scuola, ricerca e università.

È ancora troppo poco diffusa l’educazione civica, la conoscenza della Costituzione e dei meccanismi democratici, della storia delle religioni, una minima alfabetizzazione economica oltre ad una educazione sessuale, agli affetti, l’educazione tout court a vivere con gli altri e a rispettarli.

Siamo però così sicuri che aumentando anche molto la diffusione della cultura umanistica e scientifica aumenterà anche la tolleranza, il rispetto degli altri e diminuiranno quasi in simmetrica proporzione razzismo, sciovinismo, sessismo, maschilismo, violenza di genere e politica, individualismo esasperato, egoismo personale e di gruppo?

Mi pare ci sia un equivoco di fondo, un equivoco neo illuministico, neo gnostico il fare coincidere conoscenza con sapienza, cultura con saggezza, maggiore istruzione con coscienza, scienza e umanità, sviluppo scientifico e tecnologico con sviluppo morale e a benessere per tutti.

Certamente la conoscenza maggiore degli uomini, delle loro storie, culture, della natura, può essere la base per la formazione di una società più giusta e solidale ma non è evidentemente sufficiente se spesso la conoscenza della storia e delle tecniche è finalizzata ad accrescere il benessere di pochi, a limitare la democrazia, a costruire divisioni e a potenziare guerre e distruzioni e sfruttamento.

Uno spettacolo che è sotto gli occhi di tutti e che ci dice che la conoscenza non è mai automaticamente a favore della persona umana e di tutte le persone.

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