Idee

Il lavoro che vogliamo

Nel tempo delle macchine e dei robot, quale significato assumerà il lavoro per la vita degli uomini?

La quarta rivoluzione industriale – quella degli sviluppi dell’intelligenza artificiale e dell’applicazione del digitale nel lavoro – richiede di mettersi di nuovo in viaggio. Per i lavoratori dei Paesi dell’Occidente non si tratta più di viaggi solo geografici, ma anche di aprire nuovi cammini culturali, antropologici e di senso.

Nel tempo delle macchine e dei robot, quale significato assumerà il lavoro per la vita degli uomini? Quali sono i principali cambiamenti in corso, a causa dei quali tante persone sono lasciate senza lavoro? Per quali motivi chi lavora è spesso insoddisfatto? Quali devono essere i (nuovi) diritti e doveri del lavoratore? E ancora: come sconfiggere la disoccupazione e quale formazione garantire ai lavoratori per prepararli al lavoro del futuro?

Anche la Chiesa in Italia ha scelto di offrire al Paese il proprio contributo sul tema del lavoro, dedicandovi la prossima Settimana Sociale dei cattolici italiani (26-29 ottobre, a Cagliari) che ha come titolo: «Il lavoro che vogliamo: libero, creativo, partecipativo, solidale», richiamando il numero 192 della esortazione apostolica Evangelii gaudium.

I quattro registri comunicativi scelti dal Comitato organizzatore sono: la denunciadi tutto ciò che umilia il lavoro, lo rende dis-umano o lo nega; l’ascolto e la narrazione dei (nuovi) lavori, la presentazione di buone pratiche – la Chiesa in Italia sta monitorando quasi 400 esperienze virtuose che si sono generate nel Paese – e alcune proposte alla politica. In che modo attualizzare la volontà dei padri costituenti, che negli articoli 1 e 4 della Costituzione hanno pensato il principio lavorista come una disposizione finalistica dell’Ordinamento?

«Il mondo del lavoro è una priorità umana. E pertanto, è una priorità cristiana», ha detto papa Francesco il 27 maggio, all’Ilva di Genova. Circondato da circa 3.500 lavoratori, il Papa ha consegnato a tutte le parti interessate una sorta di bussola sul mondo del lavoro. In gioco, infatti, per la Chiesa, oltre alla «cosa» (il lavoro), c’è il «come» (la qualità umana dei lavori): «La meritocrazia affascina molto perché usa una parola bella: il “merito”; […] al di là della buona fede dei tanti che la invocano, sta diventando una legittimazione etica della disuguaglianza», ha affermato il Papa tra le altre cose in quella occasione.

Nel pensiero sociale della Chiesa sono i significati di impresa (umana), dignità, nuove tutele, cooperazione e cura che convertono le logiche competitive e meritocratiche imposte dal mercato per valutare i nuovi lavori e accompagnare i lavoratori.

(L’articolo integrale è pubblicato in La Civiltà Cattolica, quad 4011/2017)

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