Idee

Il figlio di Andrea

A me il figlio di Andrea ha sempre detto poco. Non lo conoscete? Intendevo dire il papà di Salvo Montalbano. So di dire qualcosa di molto impopolare, persino anche un po’ scomoda. Però ho cercato di amarlo; diciamo che ho cercato di amarlo un po’ per dovere: così popolare, così umano, così carismatico.

Ma non mi sono mai appassionato davvero alla sua scrittura, perché me ne è sempre sfuggito il senso generale, il disegno complessivo, la sua ‘mitopiesi’ se così si può dire. Quel disegno che non può essere certo né la Sicilia, né il mondo dell’insopportabile commissario Montalbano, metà uomo saggio e metà macchietta (soprattutto nella riscrittura televisiva).

Perché non lo può essere? Perché mi sembra una Sicilia aneddotica, stereotipata, troppo saggia per essere vera. Non nego che su questo giudizio molto personale, pesa il fatto che Camilleri è diventato uno scrittore di successo in tempo relativamente recente, mentre è sempre stato un grande autore televisivo, ed io non amo molto la televisione.

Invece è proprio il Camilleri televisivo che, paradossalmente, apprezzo di più, il Camilleri che sfida la Rai per portare in scena le commedie di Eduardo De Filippo, contro gran parte dei dirigenti della Rai, contro quasi tutti gli intellettuali italiani dell’epoca che consideravano la televisione come il demonio, un po’ come i ‘social’ oggi.

Invece l’operazione, oltre ad avere un grande successo, fu una operazione di estremo coraggio e di grande intelligenza. Così come ebbe l’intuito di far produrre alla Radiotelevisione italiana gli sceneggiati del Commissario Maigret tratti dai romanzi di George Simenon ed interpretati da Gino Cervi che da allora fu Maigret per gli italiani ma lo diventò d’ufficio anche per i francesi.

Però Maigret è Maigret e Montalbano è Montalbano e la trasposizione televisiva degli innumerevoli romanzi ne ha certamente alterato pesantemente la possibile originalità, quella fatta solo di parole e tutta racchiusa nelle piccole pagine e dalle copertine blu di Elvira Sellerio.

Ieri Camilleri, ha lasciato questa terra e anche la sua ultima apparizione televisiva nei panni del cieco Tiresia mi è sembrata forzata come un limoncello dopo un pasto pesante. Toccare il Mito non è mai facile, paragonarsi ad esso improponibile. Ma c’è anche qualcosa che di Andrea Camilleri mi mancherà, la sua capacità di schierarsi dalla parte dei deboli, degli ultimi, dei migranti, la consapevolezza di essere stato comunista quando era un pericolo esserlo (non che adesso si scherzi), la sua indiscutibile altezza intellettuale e morale in una società dove la figura dell’intellettuale sembra essersi ormai eclissata. Mi piace di lui ‘l’antisalvineria’, che è esattamente il modo di pensare ed agire diametralmente opposto a quello del nostro Ministro degli Interni.

A pensarci bene le cose che di lui mi piacciono, sono decisamente di più di quelle che non mi piacciono, e forse tutti questi suoi volumi sullo scaffale vogliono dirmi qualcosa…

  1. Avatar

    Forse perché i libri fotografati li ho voluti acquistare io… e poi te lo avevo detto di non azzardarti a maltrattare Montalbano! L’hai voluto fare? Adesso arrangiati…

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