Idee

Il feticismo del ponte Morandi

L’ultimo arrivato in ordine di tempo è un video registrato da una telecamera e sequestrato dalle autorità ed ora diffuso da telegiornali e media. È una nuova inquadratura del cedimento del ponte che si sbriciola in una nuvola di fumo. Naturalmente il video è diventato ‘virale’ (così si dice in questi inutili e banali anni). Ma perché tutti guardano i video del crollo del ponte? La risposta potrebbe venire da un vecchio film di David Cronenberg che molti ricorderanno e che si intitola ‘Crash’.

Ci piace ‘vedere’ le tragedie. È un istinto quasi innato nell’uomo e che ha un solo antidoto: la cultura. Spiace dirlo, ma per chi non ha strumenti culturali capaci di far comprendere che questo voyeurismo è squallidamente morboso, lo spettacolo continua a restare sopraffino. Piace vedere le auto che finiscono in una nuvola di polvere, i camion che volano nel vuoto fino a schiantarsi, piace vedere il pilone che implode sopra le case.

Questi video non aggiungono nulla alla notizia della tragedia, non hanno una funzione informativa, ma estetica. Naturalmente per giustificare questa nostra malata morbosità, commentiamo le immagini con perle di saggezza e parole di sdegno. Addirittura commentiamo con competenze inventate e parliamo di ‘stralli’ di cavi, di ‘ammaloramenti’, del cemento, della corrosione del tondino, come fossimo ingegneri.

Tutte balle. A noi piace vedere l’accadere della tragedia, la troviamo ‘spettacolare’, la guardiamo e la riguardiamo come un bambino gode nel vedere crollare un castello di carte. Non è capitato solo con Ponte Morandi, è capitato per le Twin Towers, per i terremoti, per gli ‘tsunami’. Se proprio non ci sono crolli, deragliamenti, esplosioni, ci si accontenta anche di una  bella rissa tra tifosi.

Oggi la star del momento è sempre il Ponte Morandi che ad un anno dal suo crollo non ha ancora esaurito tutta la sua suggestione poetica. È dei giorni scorsi la nuova performance del relitto del ponte: lo spettacolo del suo abbattimento con tanto di pubblico sui tetti, telecamere, sequenze fotografiche e cronache che ne hanno raccontato l’orrifica bellezza: getti d’acqua per abbattere le polveri, la perfetta sincronia della dinamite, il boato udito in tutta la città. Altro che cerimonie olimpiche!  Levis Strauss aveva sbagliato, i ‘tristi tropici’ sono qui.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Consigliati

AdnKronos

Luglio e agosto i mesi più critici

Luglio e agosto i mesi più critici

A rischio normali adolescenti che non percepiscono il pericolo Napoli, 14 giu. (AdnKronos Salute) – Con l’inizio delle vacanze scolastiche,