Idee

I lavoratori in nero non sono fantasmi

Si parla a ondate emotive di lavoratori in nero, braccianti sfruttati in tante zone della nostra Italia, ahimè in particolare al Sud.

È forse interessante provare a proporre una semplice riflessione, credo banale e  lineare, che emerge dai fatti.

Parliamo di braccianti nei campi, decine e decine per ogni azienda agricola, che lavorano non di notte, non nascosti, non da ieri , per coltivazioni su terreni non anonimi. Qui di sommerso non c’è proprio nulla.

Si sa di chi sono i terreni, dove sono, da dove arrivano i braccianti, e lo si sa da anni.

I prodotti che si raccolgono non sono virtuali, ma tangibilissimi pomodori o altre derrate ben visibili, che vengono vendute a mercati e negozi , industrie, compratori in genere che si sa chi sono e dove operano.

E i compratori non comprano da queste aziende agricole a loro insaputa.

Controllare un bracciante nei campi per le forze di polizia e per gli ispettori  del lavoro o per un Sindaco curioso o per un sindacalista risulta in teoria materialmente molto semplice.

Se un sindacato o un Carabiniere o un Vigile Urbano ha fatto una denuncia,  si sa chi l’ha fatta e chi l’ha ricevuta senza magari dar seguito. Anche qui, di sommerso o virtuale, nascosto nel deep web o in qualche cunicolo sotterraneo, proprio non c’è nulla.

E con i braccianti, i caporali, le aziende agricole, i loro clienti trasformatori o rivenditori, gli ispettori del lavoro, forze di polizia, sindacalisti e sindaci, la Merkel e la UE non c’entrano nulla. Come sapete mi piace sovente ricordarlo per rovesciare lo story telling nazional populista che getta le colpe sempre aldilà  delle Alpi.

“Amorale “ della favola: sono  porcherie e reati italiani con nome e cognome che evidentemente gli italiani, non gli americani o i tedeschi, gli italiani imprenditori e pubblici ufficiali di quelle zone del sud (non canti da Varese o Francoforte con la forza …) tollerano troppo. Punto. Il resto è sociologia d’accatto e da talk show.

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