Idee

Dililì à Paris

Forse non sapete che i kanaki sono gli abitanti autoctoni della Melanesia (l’attuale Nuova Caledonia), perché non lo sapevo nemmeno io; però forse non sapete nemmeno chi è Michel Ochelot e a questo potreste porre rimedio andando a vedere un capolavoro dell’animazione quale è ‘Dilili à Paris’.

Il film racconta della piccola Dilili, una bambina kanaka appunto, che fugge clandestina, al seguito della sua insegnante la ribelle ed anarchica Louise Michel, imbarcandosi su un piroscafo che raggiunge la Francia e poi Parigi. Qui incontra Orel, facchino giovane e raffinato che la coinvolge nella caccia alla setta dei ‘Maschi Maestri’ che terrorizzano la città con uno scopo molto semplice: assoggettare all’uomo il sesso femminile. Come una nuova Zazie, la piccola Dilili, percorre la città in largo e in lungo e finisce con l’essere rapita proprio dalla setta, ma  come nella migliore tradizione,  l’avventura è a lieto fine.

Ma il genio di Ochelot, oltre al messaggio attuale e di contemporanea consapevolezza, si manifesta anche  nella capacità di ambientare la storia in una Parigi  abitata da artisti come  Toulouse Lautrec, Renoir, Picasso, Rodin, Camille Claudel, da grandi innovatori come Gustav Eiffel, da scienziati come Marie Curie o da letterati come Proust; ma anche la Parigi dei primi cinematografi dei Fratelli Lumiére, quella della Bella Epoque, del Moulin Rouge e dell’epopea della Butte di Montmartre.

Mirabili le ricostruzioni urbane realizzate con la fotografia digitale e abitate da personaggi disegnati e animati da artisti e tecnici della grande scuola franco-belga. Premiato come miglior film d’animazione dell’anno, non sarebbe un peccato veniale perderlo.

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