Idee

Design Week 2019

C’è un vecchio libro di Giovanna Franco-Repellini che si intitola “Una casa non è una tazza”; si tratta di un trattatello sull’atto del progettare, sui suoi scopi, sulle sue caratteristiche, sul significato che possa avere un edificio,  sul perché un edificio ci appaia bello o brutto, ma anche sulla differenza tra progettazione architettonica e design. Ci pensavo oggi mentre tornavo a casa dalla mia tre giorni “full-immersion” milanese alla “Design Week 2019”.

Ammetto di essere leggermente frastornato: la visita a centinaia di ateliers, studi, gallerie ha messo a dura prova la mia proverbiale passione per la materia. Davvero tanti gli oggetti esposti e i progetti proposti. Forse troppi, anzi, sicuramente troppi ed esposti per troppo poco tempo. Mi sono concentrato su Brera, Lambrate-Ventura e il “distretto” di Via Tortona, comprensivo del gigantesco BASE.

Quest’anno, nemmeno a dirlo, si parla di ambiente, progettazione sostenibile, eco-compatibilità. Buone, spesso buonissime intenzioni, condivisibili e godibili con qualche ragionevole dubbio ideologico. Sarà proprio vero che ai designers stia a cuore l’ambiente? Oppure si cavalca l’onda? Dubbi filosofico-estetici a parte, l’imponente kermesse milanese dà dimostrazione che esiste una grande voglia di fare e al contempo che molto è stato già fatto, verrebbe da dire “già visto”.

Da malato quale sono, ho scattato, circa 400 fotografie e, riguardandole con calma, fuori dal delirio milanese, mi sembra di aver visto poche idee originali, ma in compenso tanta, tantissima voglia di eccentricità, come del resto è sempre un po’ prevedibile. Come “malato” devo anche ammettere che la ricerca di forme, di colori, di riflessi, di ombre, continua ad emozionarmi  non poco, ed è proprio per questo motivo che considero questo appuntamento assolutamente irrinunciabile. Se ne esce spossati, troppo sazi, come dopo un banchetto nuziale; occorre aspettare che l’impatto di tutti gli stimoli visivi di questi giorni si sedimenti in modo da separare ciò che vale da ciò che non vale, con quell’infallibile e rigoroso metodo che fa distinguere l’arte dalla non-arte: il nostro insindacabile giudizio, poiché senza riconoscimento sociale niente è arte o tutto lo è.

Ma perché una casa non è una tazza? Perché sembra che mentre una casa deve contenere degli abitanti, non è detto, e la “Design Week 2019” lo conferma, che la tazza debba necessariamente contenere il latte…

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