Idee

Dave Burrell a Novara Jazz

I due neo-novaresi dell’anno Corrado Beldì e Riccardo Cigolotti, alla metà degli anni Settanta erano bambini, anzi uno era bambino e l’altro forse non era nemmeno nato, quando alle 14 del pomeriggio la radio trasmetteva “L’altro suono”, un magnifico programma di Mario Colangeli che portava per la prima volta, in maniera massiccia, le sonorità del mondo in uno studio radiofonico. Era il tentativo, oltre che di far conoscere uno sterminato patrimonio di canzoni, ballate e ritmi, di portare avanti un progetto che andasse alla ricerca di un “folk contemporaneo”, fatto di melodie ed armonie che potessero rappresentare la musica popolare e tradizionale legata al presente. Quell’esperimento forse diede lo spunto per produzioni che ebbero qualche eco nel mondo musicale e discografico e che produssero qualche buon risultato negli anni successivi, basti ricordare “Malvasia”, “Musicanova” ma anche la nascita di gruppi meno famosi, che avrebbero meritato molta più attenzione come la piemontese “Lionetta”. Ieri sera seduto nell’auditorium “Annalisa Torgano”dell’Istituto Brera, pensavo a tutto questo, mentre sul palco si esibiva un grandissimo pianista come Dave Burrell che accompagnava l’Ararat Ensemble. Al confine tra il jazz e le sonorità etniche, un progetto di grande respiro basato su un’opera scritta dallo stesso Burrell sul tema delle migrazioni dei popoli. Volenti o nolenti, il tema dei grandi movimenti dei popoli si sta imponendo come tema culturale di questo inizio secolo. Lo si vede nelle grandi esposizioni d’arte a Londra come a Milano, lo si percepisce nella letteratura, lo si sente nella musica. L’Ararat Ensemble propone sonorità che è difficile definire, un po’ balcaniche, un po’ africane, un po’ Goran Bregovic, un po’ Louis Moholo che ci dicono in fondo che la musica è un bisogno ancestrale dell’uomo che nasce in noi ,forse col ritmo del battito cardiaco, e non ci lascia mai. Melodie inafferrabili, piene di altre melodie e di echi di altre musiche, un Dave Burrell al piano che lascia incantati per potenza, profondità e delicatezza di tocco. Pubblico della grandi occasioni (con molte presenza da fuori città), per un grande concerto con un appendice all’Opificio per festeggiare, (al ritmo di “Bandiera Gialla”) i due ideatori di questo grande festival che si chiama “Novara Jazz”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Consigliati